Cosa guardano i bambini? Penso ai bambini che vivono nel nostro paese, partecipi fin dalla nascita di tutto il bene e di tutto il male che offre la civiltà occidentale. Cosa passa attraverso i loro occhi e modella giorno dopo giorno la loro immagine del mondo?
Splendori. Come la grazia opulenta del corpo materno. Come l’erba che solletica i piedi, come i sassolini multicolori e sonori in un secchiello, come il pelo lucido di un gatto.
Immensità di spazi, cieli stellati con misteriose lune variabili nelle fasi
Forme rassicuranti: casa, letto, scatola dei giochi, matite colorate, peluche del cuore.
Vorremmo selezionare a priori quello che vedono: tutta e sola la bellezza del mondo. Ma sappiamo di non avere filtri per la bruttezza: quella delle nostre città degradate dove anche il cielo è lottizzato dalla speculazione, dalle strade percorse da motori sbuffanti vapori velenosi, dai giardinetti asfittici e sporchi. «Non toccare! Non mettere la bocca!».
Vorremo proteggerli almeno in casa, ma anche qui siamo assediati. Immagini in movimento, colorate, ipnotizzanti, dentro una scatola magica. Immagini costruite per un facile diletto, manipolate per indurre precoci bisogni. […] Giocattoli cattivi, con musi gaglioffi, violenti, e giocattoli banali, sdolcinati, effimeri.
«Ogni anima è e diventa ciò che guarda» (Plotino, III secolo dopo Cristo).
Con trepidazione ci chiediamo quale anima si stanno formando i nostri bambini. Come far prevalere la bellezza? Perché la bellezza?
Platone avrebbe detto perché il bello è manifestazione evidente delle Idee, cioè dei valori e perciò la più facile via d’accesso a tali valori. Un teologo del medioevo avrebbe osservato che la bellezza terrena è un riflesso del Creatore.
[…]
Eppure oggi più che mai è necessaria la bellezza. Immensi sono i costi sociali del brutto che minaccia il nostro benessere fisico e psichico.
Ma cosa intendere per bellezza?
Hilmann, superando la disputa tra soggettivisti e oggettivisti, propone: «Proviamo a immaginare che la bellezza sia data permanentemente, inerente al mondo, sempre lì in mostra, un’esposizione che evoca una risposta estetica. Questo splendore intrinseco si accende con maggiore luminosità e maggiore intensità in certi eventi, particolarmente in quegli eventi che lo splendore cercano di coglierlo e di rifletterlo, come le opere d’are».
Se nei nostri contesti ambientali non è sempre facile godere di quegli eventi naturali in cui si manifesta la bellezza del mondo, potremmo rivolgerci, per soccorso, alle opere d’arte. Diffuse ovunque nel nostro straordinario Paese, attendono solo di essere riconosciute e additate amorosamente ai bambini.
Un tabernacolo lungo la via, un altare in chiesa, la finestra di un palazzo, le statue di una fontana, un quadro di un museo, possono essere un antidoto non solo al brutto ma anche a quell’universo di cose che affollano la nostra vita, che amiamo definire come carine, divertenti, simpatiche, e sono, in una parola, stupide.
La scuola non dovrebbe ignorare la risorsa eccezionale che secoli di produzione artistica e di altissimo artigianato hanno messo a loro disposizione.
Noi facciamo tante belle cose
opere d'arte ed esperienze educative nella scuola dell'infanzia
Giuseppina Agostini
Maria Cristina Masdea
Polistampa, 2005






