E Lucile pensava: «Individuo o collettività?... Dio mio, questa non è una cosa nuova, non hanno inventato niente. I nostri due milioni di morti, durante l'altra guerra, sono stati sacrificati anche loro allo "spirito dell'alveare"! Loro sono morti... e venticinque anni dopo... Che inganno! Che illusione! Ci sono leggi che regolano il destino degli alveari e dei popoli, ecco tutto! L'anima stessa del popolo, probabilmente, è governata da leggi che ci sfuggono, o da misteriosi capricci, povero mondo, così bello e così assurdo... Ma quel che è certo è che fra cinque, dieci o vent'anni questo problema, che secondo lui è il problema del nostro tempo, non esisterà più, sarà sostituito da altri... Mentre questa musica, questo rumore della pioggia sui vetri, questo lugubre scricchiolio del cedro nel giardino di fronte, questo momento così dolce, così strano in mezzo alla guerra, questo non muterà... E' eterno...»
All'improvviso lui smise di suonare.
«Ma lei piange...» disse guardandola.
SUITE FRANCESE
Irène Némirovsky
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