mercoledì 3 ottobre 2012

viaggio in Portogallo con Saramago -Il re di Lisbona-

Piazza reale, lì nell’angolo vi fu ammazzato un re, ma il popolo non se n’è mai impadronito se non in momenti di esaltazione politica, sempre di breve durata. Il Terreiro do Paco continua a essere proprietà del re D. José. Uno dei meno incisivi sovrani che in Portogallo abbiano regnato guarda, da statua, un fiume che non deve essergli mai piaciuto e che è più grande di lui.
Il viaggiatore risale per una di queste vie commerciali, con negozi in ogni porta e banchetti che fungono da negozi, e immagina quale Lisbona ci sarebbe adesso se non fosse venuto il terremoto. Urbanisticamente, che cosa si è perduto? Che cosa si è guadagnato? Si è perduto un centro storico, se n’è guadagnato un altro che, con il passare del tempo, lo sarebbe diventato. Non vale la pena discutere di terremoti né appurare di che colore fosse la mucca da cui fu munto il latte che si è versato, ma il viaggiatore, nelle sue vaghe riflessioni, considera che la ricostruzione pombalina fu un violento taglio culturale da cui la città non si è ripresa e che dimostra continuità nella confusa architettura che, a ondate disordinate, si è diffusa nello spazio urbano. Il viaggiatore non anela a case medievali o risorgenze manueline. Verifica che queste forme di resuscitazioni furono e sono possibili solo grazie al violento traumatismo. Allora non crollarono solo case e chiese. Si ruppe un legame culturale fra la città e la sua gente.


VIAGGIO IN PORTOGALLOJosé Saramago
Einaudi tascabili, c1999

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