venerdì 5 ottobre 2012

viaggio in Portogallo con Saramago -Lisbona dell' Alfama-


Adesso, finalmente, il viaggiatore va ad Alfama, pronto a perdersi dietro il secondo angolo della via e deciso a non domandare la strada. È la maniera migliore di conoscere il quartiere. C’è il rischio di mancare qualcuno dei luoghi selezionati […], ma, camminando a lungo, finirà per passarci e, nel frattempo, avrà avuto il guadagno di imbattersi mille e una volta nell’inatteso.




Il viaggiatore procede per i vicoli tortuosi, questo qui, dove le case da un lato e dall’altro quasi si toccano, e lassù, dove il cielo è una fessura tra le gronde separate a stento da un palmo, o per queste piazzette inclinate dove due o tre scalini aiutano a vincere il dislivello,


















                                                e vede che alle finestre non mancano i fiori,né le gabbie con i canarini,
                                                  ma il cattivo odore delle fognature
che si sente nelle vie deve sentirsi anche di più dentro le case,
 in alcune delle quali il sole non è mai entrato,
 e anche in queste qui,
 a livello della strada,
 la cui unica finestra è lo sportellino aperto nella porta.








Il viaggiatore ha visto tante cose del mondo
e della vita e non gli è mai piaciuto ritrovarsi nella pelle del turista
che gira, guarda, fa finta di capire,
scatta fotografie e se ne torna nel proprio paese affermando di conoscere Alfama.
Questo viaggiatore dev’essere onesto.
È stato nel quartiere di Alfama, ma Alfama non sa che cosa sia.








Eppure continua a girare, a salire e scendere, e quando finalmente si trova nel Largo do Chafariz de Dentro, dopo essersi perduto varie volte come aveva deciso, gli viene voglia di rifilarsi nelle cupe traverse, nei vicoli inquietanti, nelle scale mozzafiato, e trattenercisi finché non avrà imparato perlomeno le prime parole di questo immenso discorso di case, di persone, di storie, di risate e inevitabili pianti. Animale mitologico per conto altrui, Alfama vive il proprio difficile conto. Ci sono ore in cui è un animale sano, altre in cui si accuccia in un angolo a leccarsi le ferite che secoli di povertà gli hanno provocato sulla carne e che non trova il modo di curare. Eppure queste case hanno un tetto. In questa zona, gli occhi del viaggiatore non si sono chiusi davanti a luoghi di abitazioni cui non serve un tetto perché non sono all’altezza di essere delle case.

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