domenica 7 ottobre 2012

viaggio in Portogallo con Saramago -Sintra-

Tutte le strade portano a Sintra. Il viaggiatore ha già scelto la sua. Farà il giro per Azenhas do Mar e Praia das Macas, darà prima uno sguardo alle case che scendono giù fino alla riva a cascata, poi all’arenile battuto dalle onde del mare aperto, ma confessa di aver guardato tutto un po’ disattento, come se avvertisse la presenza della serra dietro di sé e la sentisse domandargli: «Allora, come mai questo ritardo?» La stessa domanda dovrà averla fatta l’altro paradiso mentre il Creatore si intratteneva a mettere insieme l’argilla per fare Adamo.
Da questa parte della serra incontrerà prima Monserrate.
Ma, quale Monserrate? Il palazzo orientaleggiante, di ispirazione mogol, adesso mezzo diroccato, o il parco che si stende dalla strada fino al fondovalle? La fragilità dello stucco, o l’esuberanza delle linfe? Il viaggiatore prende quello che viene prima, scende i gradini irregolari che si inoltrano nella macchia, i viali profondi, ed entra nel regno del silenzio. È vero che cantano gli uccelli, che ci sono rapidi rumori di bestie striscianti, che una foglia cade o un’ape ronza, ma questi suoni sono, essi stessi, silenzio. Altissimi alberi si innalzano su questo o su quel lato del versante, le felci hanno dei grossi tronchi e nella parte più profonda della valle, dove scorrono le acque, ci sono piante dalle foglie enormi e spinose, sotto le quali un adulto potrebbe ripararsi dal sole. Nei piccoli laghi si dischiudono le ninfee, e di tanto in tanto un sordo scoppiettio nella foresta fa sussultare il viaggiatore: è una pigna che, secca, si è staccata dal ramo.

Quello lassù è il palazzo. Visto da lontano, possiede una certa grandiosità. I torrioni circolari, dalla caratteristica piattabanda, seducono gli occhi, e la bordura degli archi si smaterializza nella distanza. Avvicinandosi, il viaggiatore si rattrista: questo capriccio inglese, sostenuto dal denaro del commercio di tessuti, e di ispirazione vittoriana, dimostra la fugacità dei revivals. Il palazzo è in restauro, e meno male: di rovine ne abbiamo già fin troppe. Ma anche quando sarà totalmente restaurato, aperto alla curiosità, continuerà a essere quello che è sempre stato: il capriccio di un’ epoca che aveva tutti i gusti perché non ne aveva nessuno ben definito. Queste architetture ottocentesche sono generalmente di importazione, eclettiche fino all’allucinazione. La grande penetrazione economica degli imperi assumeva per proprio divertimento le culture altrui. E questo è sempre stato, anche, il primo segnale della decadenza.

La strada, sinuosa, strettissima, procede contornando la serra come un abbraccio, volte di verzura la proteggono dal sole, separano gelosamente il viaggiatore dal paesaggio circostante, non si reclamino orizzonti ampi quando l’orizzonte prossimo è una cortina scintillante di tronchi e fogliame, un gioco infinito di verdi e luci. E Seteais, stranamente, con il suo grande spiazzo erboso, in definitiva è poco più che un belvedere sulla pianura e uno scenografico punto di osservazione del Palacio da Pena, lassù in cima.

Spiegare il Palacio da Pena è un’avventura nella quale il viaggiatore non si imbarcherà. Già non è impresa da poco vederlo, sostenere il colpo di questa confusione di stili, passare in dieci passi dal gotico al manuelino, dal mudéjar al neoclassico, e da tutto questo a invenzioni che hanno ben pochi piedi e nessun capo. Ma quello che non si può negare è che, visto da lontano, il palazzo presenta un’apparente unità architettonica poco comune, che probabilmente gli deriverà dalla sua perfetta integrazione nel paesaggio piuttosto che dal rapporto dei volumi fra loro.
[…]


Quasi altrettanto eterogeneo di stili del Palacio da Pena è il Palacio Nacional da Vila o Paco Real. Ma questo è come una lunga siaggia dove le maree del tempo hanno lasciato lentamente i loro relitti, pin piano costruendo, pian piano mettendo una cosa al posto di un’altra, e perciò lasciando di quest’ultima più che il semplice ricordo […]. Poche cose possono essere più belle e riposanti dei patii interni del Palacio da Vila, poche di più serena esaltazione della cappella gotica. Quando lo spirito cristiano si incontrò con lo spirito arabo, una nuova arte volle nascere. Le tarparono le ali perché non volasse. Fra gli uccelli del paradiso serebbe uno dei più belli. Non poté volare, non poté vivere.

VIAGGIO IN PORTOGALLOJosé Saramago
Einaudi tascabili, c1999

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