Il Monastero dos Jeronimos è una meraviglia di architettura, non una necropoli.
Produssero molto gli architetti del manuelino. Mai nulla di più perfetto di questa volta della navata né di tanto ardito come quella del transetto. Tantissime volte il viaggiatore ha fatto professione di fede in una certa rudezza naturale della pietra, ma adesso si deve arrendere davanti alla decorazione raffinatissima, che sembra un merletto imponderabile, dei pilastri, incredibilmente sottili per il carico che sopportano […].

Dove però il viaggiatore cede armi, bagagli e bandiere è sotto la volta del transetto. Sono venticinque metri di altezza, in un vano di ventinove metri per diciannove. Qui non c’è pilastro o colonna a reggere l’enorme massa della volta, lanciata in un sol volo. Come un enorme scafo di imbarcazione rovesciato, questo vertiginoso ventre mostra l’armatura, sovrasta con le sue opere vive lo stupore del viaggiatore, che è lì lì per inginocchiarsi e rendere lodi a chi tale meraviglia ha concepito e costruito. Corre di nuovo alla navata, di nuovo l’avvincono i fusti slanciati dei pilastri che, in cima, accolgono o danno origine alle fitte nervature della volta come palmeti.

Passeggia qua e là, fra turisti che parlano metà delle lingue del mondo, e nel frattempo si svolge un matrimonio, pronuncia il prete le solite parole, tutti sono contenti, speriamo siano felici e abbiano tutti i figli che desiderano, ma non dimentichino di insegnar loro ad amare queste volte che i genitori a stento hanno notato.
Il chiostro è bellissimo, ma non soggioga il viaggiatore che, in materia di chiostri, ha idee ben precise. Ne riconosce la bellezza, ma lo trova eccessivamente ornato, sovraccarico, benché creda di saper ritrovare, sotto questa cappa, l’armonia della struttura, l’equilibrio delle grandi masse, insieme rinforzate e leggere. Non è questa, tuttavia, la passione del viaggiatore […].
Disse un poeta, in un momento di rima facile e patriottico disincanto, che solo questo facciamo bene noi portoghesi, le torri di Belém. Il viaggiatore non è della stessa opinione. Ha viaggiato un bel po’ per sapere che tante altre cose abbiamo fatto bene, e giusto appunto ha appena visto le volte del Monastero dos Jeronimos. […]. In ogni caso, il viaggiatore non vede quale utilità militare avrebbe potuto avere quest’opera di gioielleria, con quel meraviglioso terrazzo sul Tago, luogo di massima eccellenza per assistere a sfilate di navi piuttosto che per orientare l’alzo dei cannoni. Che risulti, la torre non è mai entrata in formale battaglia. Meno male.
VIAGGIO IN PORTOGALLOJosé Saramago
Einaudi tascabili, c1999