lunedì 27 ottobre 2014

giochiamo!!!

Questo libro  è scritto per coloro che hanno interessi intellettuali ma non sono matematici; è scritto per letterati, artisti, cultori  di scienze umanistiche. Ho ricevuto moltissimo da loro e ora vorrei ricambiare, offrendogli a mia volta una presentazione della matematica perché comprendano che non ci muoviamo in ambiti troppo lontani. Amo la matematica non solo per le sue applicazioni tecniche, ma soprattutto perché è bella, perché l'uomo vi ha infuso il suo senso del gioco e perché essa lo ha messo nelle condizioni di affrontare il suo gioco più raffinato e impegnativo: la comprensione dell'infinito.

GIOCANDO CON L'INFINITO
Rozsa Péter
 
 
 


martedì 21 ottobre 2014

Adolescenza a settembre

Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Settembre è mese di svolte e cambiamento. È mese di passaggio e malinconia sì, ma anche di luce. Luce forte ed accecante seppur quasi autunnale. Aria frizzante e luce che fa tremolare la marina (vedi alla voce D’Annunzio). Mese di mare che da azzurro diviene verde. Mare: l’Adriatico selvaggio che verde è come i pascoli dei monti, sempre dannunziana memoria.
Per me l’anno nuovo è sempre iniziato in settembre e non invece a gennaio. Come la fine dell’anno è per me a giugno e non a dicembre.
Settembre era la fine dell’estate che creava angoscia, ma anche eccitazione per l’inizio della scuola, per il ritrovare i compagni di classe e i professori dopo tre mesi di vacanza.
[…]
In questo periodo il tragitto per accompagnare  e andare a prendere mia figlia da scuola è un continuo vai e vieni di gruppi di adolescenti che fanno lo slalom fra i marciapiedi e le automobili, che sembrano indossare alla perfezione le parole di Erri De Luca «l’adolescenza è una delle stazioni della pazienza, aspettando di consistere in future completezze». Sembra un periodo che non finisce mai l’adolescenza. È un periodo che non vedi l’ora che passi, che i tuoi genitori non vedevano l’ora che ti passasse… e invece? Ti ritrovi poi, madre di tre figli, ad averne nostalgia (Ah perché non sono io co’ miei pastori?...)
Ruberò un espressione Nick Luxmoore – psicologo e autore di testi sull’adolescenza – per scrivere di Alessandro D’Avenia: «adolescente col cuore a mille».

segue in :  
                        Alessandro D’Avenia: un cuore a forma di orecchio
                       Ilenia Beatrice Protopapa
                      ROCCA, n°19, anno 73°


martedì 14 ottobre 2014

sguardo infinito

Mentre giacevo sulla roccia, ascoltando il sommesso sciabordare delle onde e abbandonandomi a quei pensieri tristi e strani, erano comparse sempre più stelle, cancellando l’individualità della Via Lattea e riempiendo tutta la volta celeste. E lontano, lontano, in quell’oceano d’oro, le stelle cadevano silenziose, andavano incontro al loro destino, fra quei miliardi di miliardi di luci dorate che sembravano fondersi alla mia vista. E al levarsi silenzioso di innumerevoli velari, ho visto stelle dietro stelle dietro stelle, come nei magici cinema della mia infanzia. E ho tuffato lo sguardo nel centro immenso e sfumato dell’universo che si stava lentamente rivoltando come un guanto. Mi sono addormentato e nel sonno ho avuto l’impressione di udire un canto.
 
IRIS MURDOCH
Il mare, il mare

domenica 13 luglio 2014

condotti

«Quando l’amore vi chiama, seguitelo,
anche se ha vie ripide e dure.
E quando vi parla , credete in lui,
anche se la sua voce
può disperdere i vostri sogni.
L’amore non dà nulla fuorché se stesso
E non raccoglie nulla se non da se stesso.
L’amore basta all’amore.
Quando amate non dovreste dire:
“Ho Dio nel cuore”.
Dite piuttosto:
“Sono nel cuore di Dio”.
E non crediate di condurre l’amore,
perché se vi scopre degni di sé
è lui che vi conduce».

Gibran, Il Profeta

mercoledì 11 giugno 2014

sognando un viaggio all'Avana ho incontrato questa storia

Questa non è un'opera di fantasia.
Ma l'autore vorrebbe che lo fosse.
Noi miglioriamo quando diventiamo letteratura,
tutti, senza eccezione,
e quando il passato si fa romanzo
i nostri ricordi si acuiscono.

Il ricordo è la verità più potente.
Mostrami una storia che non è tinta dai ricordi
e non vedrò che bugie.
Mostrami bugie non basate sui ricordi
e vedrò le bugie peggiori di tutte.

Se tutti i personaggi di questo libro sono immaginari,
loro non lo sanno ancora.

Ogni somiglianza con persone reali
fu preordinata prima della creazione del mondo.
Poco importa che non sempre i nomi coincidano.

Tutti  gli eventi e i dialoghi
vengono direttamente dall'immaginazione di Dio.
Così come l'autore stesso.
E il lettore.

Ciononostante, tutti noi siamo responsabili
delle nostre azioni.
Neppure Fidel sfugge a tutto questo.
Né il Che, né i suoi autisti, né la sua casa.
Né i tanti cubani che se la fecero addosso
prima di essere giustiziati.
Né i quattordicimila figli
che abbandonarono i loro genitori.
Né l'amore e la disperazione che li spinsero a fuggire.

ASPETTANDO LA NEVE ALL'AVANA

Carlos Eire




martedì 27 maggio 2014

nascere

Nel gennaio del 1998 il "Midwives Journal" pubblicò un articolo di Terri Coates intitolato "La figura della levatrice in letteratura". Dopo accurate ricerche Terri fu costretta a concludere che le levatrici non venivano praticamente mai menzionate in letteratura.
In nome del cielo, perché? I medici fanno bella mostra di sé tra le pagine di innumerevoli romanzi, dispensando perle di saggezza. Le infermiere, buone o cattive, non mancano di certo. Ma le levatrici? Si è mai sentito parlare di un romanzo che avesse come protagonista una levatrice?
Eppure il mestiere della levatrice è il materiale stesso del dramma e del melodramma. I bambini vengono concepiti nell'amore o nella lussuria, nascono nel dolore e nella sofferenza, sono causa di immensa gioia o atroci tormenti. Una levatrice assiste a tutte le nascite, si trova nel cuore della storia, vede e sente tutto. Perché allora continua a rimanere una figura in ombra, nascosta dietro la porta della sala parto?
Terri Coates termina il suo articolo con le parole "Forse da qualche parte ci sarà una levatrice che potrà fare per il suo mestiere quello che James Herriot ha fatto per la pratica veterinaria".
Dopo aver letto quelle parole ho accettato la sfida.




CHIAMATE LA LEVATRICE
Jennifer Worth
Sellerio



venerdì 11 aprile 2014

il viaggio, la ricerca

Pensai a Danilo, le sue rughe di desolazione ai lati della bocca.
Solo, depresso, sotto psicofarmaci, disoccupato e sull'orlo dell'indigenza, disposto a spendere i suoi ultimi risparmi per avventurarsi in cerca di un guaritore, sperando che servisse ad avere indietro la sua vita. La stessa che lo aveva fatto ammalare. Pensai a questo, a quanto poco mi sentivo in grado di aiutarlo. Pensai e Kareen, alle notti in cui mordeva il cuscino per nascondere l'ennesima crisi di pianto, senza sapere che ero sveglio e la sentivo. Pensai a quello che le avevo fatto. "Non sono riuscito ad amare abbastanza una donna."
"Si tratta di questo?"
"Non mi sento in grado di aiutare nessuno."
"Spiegati meglio."
"Vedo il dolore degli altri e non so cosa fare. Forse neppure me ne importa."
"Meglio", insistette.
"Vivo in un mondo in cui nessuno riesce più ad amare nessuno... Nessuno può comprendere nessuno, nessuno può credere in nessuno. Un mondo senza possibile amore", gemetti mentre l'acqua ci scendeva addosso, tiepida e ritmata.
Il cuore mi pulsava penosamente in gola.
"Non lo pensi davvero. Ami tuo fratello, ami il tuo amico. Amavi quella donna."
"Non basta."
"Cosa sarà successo di così tremendo, mi chiedo." Brother Lucius prese un respiro. Nell'aria c'erano sempre gli odori di incenso, di terra umida, ai quali si era aggiunto un aroma di resina, proveniente da qualche albero, così intenso da farmi bruciare gli occhi. "E siccome là fuori il mondo ti sembra troppo arido, pressoché finito," riprese con voce gentile, "hai deciso di stare rifugiato quaggiù."
"Non so dove altro andare," confessai. Ero sconvolto dal mio stesso flusso di sincerità.
"Se sul serio non hai più nulla da perdere, perché non metterti in gioco, mi chiedo. Perché non accettare di partire."
A mia volta presi un respiro. Ammisi: "è quello che dice Danilo."
"Allora vedi," disse Brother Lucius. "Sembra che il viaggio in fondo non sia tanto diverso, il tuo e quello del tuo amico. Potrebbe essere lo stesso viaggio."
[...] "E poi," sussurrò, "il deserto è un luogo interessante. C'è tanto spazio. Ti si amplia la vista. Nel deserto," sembrò una promessa "si vedono più cose."


[...]
GLI AMICI DEL DESERTO
Marco Mancassola




mercoledì 26 marzo 2014

il romanzo e la realtà quotidiana

Un bel mattino di luglio papà, suo malgrado, era uscito da un pezzo per andare alla Ghiacciaia mentre mamma, come al solito, in prefettura. Mi ritrovai solo, libero come Médor, il mio gatto. Nonostante fossi passato a pelo in seconda ginnasio, avevo acquisito il diritto di restare a letto il mercoledì che, diciamocelo, non era un buon giorno per il mercato. Dovevano essere le nove e mezza, quel mercoledì, Médor faceva le fusa ai piedi di un lenzuolo che copriva i miei piedi quando una delle sue orecchie si mise a fremere al suono stridente del campanello. DRRRRiiiiiiiiiinnnnnn DRRRiiiiiiiiiinnnnnn, squillo che avrebbe fatto sbraitare Sofinco fino alla morte. Leggevo una biografia di Cehov. Amavo le biografie. erano come manuali di istruzioni per l'uso per diventare ciò che si definisce un artista o, più volgarmente, un grand'uomo. Il genere biografico permette di fare sogni accessibili poiché sono già stati realizzati. Questo mi rassicurava. Immaginavo dunque di essere l'utore de La Signora col cagnolino quando il campanello risuonò facendo schizzare Médor tra le tende. Scesi in mutande e con una vecchia maglietta con su scritto 'Nucleare no grazie'.
"Buongiorno giovanotto: Yves Jégoult, ufficiale giudiziario o se preferisce funzionario del Ministero della Giustizia". Inutile dire che non preferivo nessuno dei due.
[...]
Vivemmo nella casa vuota per qualche settimana. Médor sembrava disorientato. Un vicino ci prestò la televisione. Sentii mio padre diventare un candidato al suicidio.Ebbe di quelle crisi addominali comunemente chiamate coliche. L'angoscia del pignoramento gli torceva le budella e lo spaventava a morte, Non aveva tanto fegato. Camminava di sghimbescio. Ah, torrpenn: rompiscatole (o rompicapo). Talvolta, la sera, sfinito, si addormentava tra una cucchiaiata e l'altra di minestra. Aveva lo sguardo vuoto del cocchiere.

FRUTTA & VERDURA
 
Anthony Palou


martedì 25 marzo 2014

le pieghe nei libri

Non si arrabbia. Non è terrorizzato.
Tutto cambia e nulla cambia, gli pare sia un detto di qualche saggio. Un saggio orientale, forse tibetano. Per una sciocca associazione di idee gli viene in mente Mo Yan, i suoi bellissimi romanzi, poi Tzu alle prese con Hemingway (chissà se gli piace), infine si ferma a pensare alle pighe nei libri. Anche quel vizio scomparirà, finiranno le barricate tra chi non ammette le "orecchie" e chi invece ne ha fatto una regola. Annusare il libro appena preso, infilarci il naso dentro. Sentire frusciare le pagine fra le dita. Scagliarlo contro qualcuno.
"Non puoi lanciarmi Kafka! E' immortale"
Schiacciare un insetto fastidioso con un libro. Appoggiarci una birra sopra.
"Be', almeno come sottobicchiere è utile!"
Scrivere una dedica impiegandoci un'ora. Appuntarsi un numero di telefono. Una frase. Un nome.
Trovare libri vecchi con sottolineature di chhissà chi. Aprirne uno e veder scivolare via, a terra, una pagina che non ha retto allo scorrere del tempo. Leggere solo quella pagina. Rimetterla al suo posto, posizionare il libro con delicatezza tra altri due, magari robusti, così che gli stiano vicino e lo sorreggano. Addormentarsi con un libro sul petto. Infilarne uno nella buca delle lettere di un amico.
Leggere un libro al bar, non curandosi troppo del vino che gli è caduto sopra. Si asciugherà.
Ettore tocca la spalla del libraio.
"C'è un cliente."

LA LIBRERIA DELL'ARMADILLO
 
Alberto Schiavone


mercoledì 26 febbraio 2014

ORRORE: “colpevoli solo di studiare”

Abuja, 25. Nuova strage in Nigeria e ancora una volta a essere colpiti sono stati degli indifesi, colpevoli solo – come in questo caso – di studiare. Non è la prima volta che la violenza fondamentalista colpisce le scuole, evidentemente ritenute pericolose perché capaci di creare spazi di libertà e di interrompere la spirale della violenza. Forse per questo i miliziani islamisti di Boko Haram hanno attaccato un collegio del nord-est della Nigeria, uccidendo almeno 29 studenti. La notizia è stata diffusa da fonti della polizia. Molte delle vittime sono morte tra le fiamme appiccate all’edificio, che è stato completamente raso al suolo […]

L’OSSERVATORE ROMANO
Anno CLIV n. 46, mercoledì 26 febbraio 2014