Tutto cambia e nulla cambia, gli pare sia un detto di qualche saggio. Un saggio orientale, forse tibetano. Per una sciocca associazione di idee gli viene in mente Mo Yan, i suoi bellissimi romanzi, poi Tzu alle prese con Hemingway (chissà se gli piace), infine si ferma a pensare alle pighe nei libri. Anche quel vizio scomparirà, finiranno le barricate tra chi non ammette le "orecchie" e chi invece ne ha fatto una regola. Annusare il libro appena preso, infilarci il naso dentro. Sentire frusciare le pagine fra le dita. Scagliarlo contro qualcuno.
"Non puoi lanciarmi Kafka! E' immortale"
Schiacciare un insetto fastidioso con un libro. Appoggiarci una birra sopra.
"Be', almeno come sottobicchiere è utile!"
Scrivere una dedica impiegandoci un'ora. Appuntarsi un numero di telefono. Una frase. Un nome.
Trovare libri vecchi con sottolineature di chhissà chi. Aprirne uno e veder scivolare via, a terra, una pagina che non ha retto allo scorrere del tempo. Leggere solo quella pagina. Rimetterla al suo posto, posizionare il libro con delicatezza tra altri due, magari robusti, così che gli stiano vicino e lo sorreggano. Addormentarsi con un libro sul petto. Infilarne uno nella buca delle lettere di un amico.
Leggere un libro al bar, non curandosi troppo del vino che gli è caduto sopra. Si asciugherà.
Ettore tocca la spalla del libraio.
"C'è un cliente."
LA LIBRERIA DELL'ARMADILLO
Alberto Schiavone

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