venerdì 23 dicembre 2016

sappiamo sperare?

Capita a tutti di fare l’esperienza di momenti in cui la speranza sembra spegnersi. Non si sa sperare per sé, non si sa sperare per gli altri.
Abbiamo un senso di incapacità, di limite; non sappiamo vedere, non sappiamo decidere; non osiamo credere nell’efficacia del nostro lavoro. Oppure abbiamo l’impressione di non trovare una risposta alle nostre esigenze da parte di chi dovrebbe rispondere, di non trovare possibilità di incontro, di comprensione e di collaborazione.
Per alcuni tutto questo è questione di temperamento; una spina che si porta nel cuore, forse persino dagli anni giovanili. Altre volte si tratta di stati d’animo passeggeri, di condizioni di salute. Non raramente, soprattutto per certe categorie, o in certe circostanze, sono i fatti stessi che smontano la speranza.
In ogni caso ne segue scoraggiamento, cioè non si sente più coraggio, o si sente meno coraggio, per andare incontro alle difficoltà […].
Ma non sempre è così. Anzi rimane sempre inestinguibile […] uno sfondo di speranza. Spesso, nonostante tutto, la speranza è viva, rifiorisce continuamente […].
Quanti motivi di stanchezza, di delusione, di debolezza, di sconforto avrebbero dovuto turbare Maria e Giuseppe: le fatiche del viaggio verso Betlemme, i rifiuti degli uomini, il fatto che nessuno si interessasse, si accorgesse di loro, di Gesù; le apprensioni, le ansie comuni ad ogni madre, a tutti i genitori, specie quando non hanno né potenza né potenza né ricchezza. Apprensioni che saranno confermate da Simeone nel tempio, quando questo venerando vecchio annuncerà tribolazioni a Maria. E a un certo momento non si tratterà più soltanto del fatto che gli uomini non conoscano, non accolgano Gesù, ma ci sarà il tentativo di Erode di stroncare la vita di questo bimbo che gli dà ombra.
Ma non mancano le ragioni di conforto, che, anche da un punto di vista umano, conservano, nell’animo dei componenti la famiglia di Gesù, speranza e fortezza […] La presenza di Gesù è la presenza di una piccola, inerme, fragile creatura, esposta a tutte le pene, a tutte le violenze, a tutte le delusioni; ma insieme è la presenza di Dio: Egli è il «Dio con noi»
[…]
Il nome di Gesù vuol dire: Dio salva, Dio dà la salvezza. Ma la parola italiana salvezza non esprime forse tutta la ricchezza del contenuto: Dio non dà solo salvezza dal male, dal peccato, dalla perdizione, ma dà la ricchezza della sua vitalità e della sua pace, e con questo mette gli uomini nella condizione di vivere e vivendo di lodare Dio.


Emilio Guano
Natale tra disperazione e speranza

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