I bambini scompaiono, non solo perché ne nascono sempre meno,
ma soprattutto perché gli adulti, trattandoli subito da “grandi”, non
riconoscono loro una specificità.
Genitori e figli fanno le stesse cose: guardano la tv, giocano
con i videogiochi, navigano su Internet, si vestono, mangiano, parlano ed
interagiscono allo stesso modo, esprimendosi con gli stessi gesti e le stesse
parole. Si inventano pochi giocattoli per i bambini ma moltissimi gadget per
tutti, e nei parchi giochi come Disneyland grandi e piccoli hanno gli stessi
comportamenti e le stesse reazioni. Di fatto, la stessa età.
In casa e fuori, condividono e utilizzano in maniera identica
gli stessi spazi.
Che ci sia una alterazione dei ruoli? Che il crinale fra
adulti e bambini sia venuto meno perché va sfumando la responsabilità degli uni
e crescendo quella degli altri? Perché è la responsabilità stessa che si perde
in questa postmodernità? Potremmo sostenere che la caratteristica precipua di
questo tempo è l’”adultizzazione” dei piccoli e l’”infantilizzazione” dei
grandi?
La preoccupazione sempre maggiore degli adulti nei confronti
dei bambini non deve essere scambiata per attenzione, come spesso invece
accade, fornendo un prezioso alibi all’inadeguatezza educativa. L’attuale
generazione di genitori sembra delegare alla scuola, ai vecchi e nuovi media,
alle tecnologie, all’associazionismo, al gruppo dei pari, ai giochi, la
responsabilità di accudire, crescere, stimolare ed educare i piccoli.
Più imparano e più rapidamente crescono, più si “autonomizzano”
e più problemi risolvono a coloro che non hanno saputo conoscerli e
comprenderli e che quindi non sono attrezzati ad esercitare la responsabilità
richiesta dal loro ruolo.
[…]
I bambini sono sempre esistiti, l’infanzia no. Ci vuole un’idea,
perché senza un’idea d’infanzia, l’infanzia non c’è. Viva come concezione nella
nostra cultura prevalentemente quando si
propone nei suoi tratti problematici – calo demografico, violenza, disaffezione
scolastica… - l’infanzia viene di solito presentata per la sua atipicità o per
i suoi rapporti con il mondo adulto, ma comunemente ignorata nella sua
specificità.
Genericamente considerata come preistoria individuale, come
momento esistenziale al quale rendere testimonianza, o luogo “altro” da cui si
proviene, che cos’è l’infanzia oggi?
CI
SIAMO PERSI I BAMBINI
Marina
D’Amato

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