Mistero
del Natale
Nessuna festa come questa, che da duemila
anni coinvolge la cristianità, va estendendo via via il suo fascino anche nelle
aree non cristiane, nonostante il consumismo ne stia distruggendo il
significato affettivo e soprattutto spirituale, derubandola dal suo valore
simbolico.
Ogni anno ci ritroviamo a celebrare a livello
collettivo un rito antico, che riaccende sulla terra luci e speranze, proprio
nel periodo in cui le tenebre sono più lunghe. Ogni anno rinnoviamo gesti, che
conosciamo dall’infanzia, mentre prepariamo il presepio o accendiamo le
candeline dell’albero, prima come figli, poi per i figli e infine per i figli
dei figli.
E anche chi è solo, nella notte di Natale, si
sente coinvolto in un evento che abbraccia tutti, perché parla in maniera
misteriosa a tutta l’umanità.
Ma perché questa festa continua, nonostante
il consumismo la stia inquinando e banalizzando, a turbare in qualche modo il
nostro cuore spesso inaridito dall’indifferenza, dallo scetticismo, dalla
superficialità, dal cinismo?
Al di là del significato storico, che la
cristianità attribuisce al Natale, al di là del ricordo di un Salvatore, venuto
sulla terra per redimerla duemila anni fa, questa festa continua a coinvolgerci
probabilmente perché ha radici profonde, che evocano dimensioni dimenticate e
parla un linguaggio, di cui abbiamo smarrito l’alfabeto, ma di cui la nostra
anima conserva ancora qualche eco.
Anna
Maria Finotti
IL
MITO DEL NATALE

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