giovedì 27 giugno 2013

persecuzioni

Matteo Duni
Un manuale inedito per cacciatori di streghe: il Formularium pro exequendo Inquisitionis officio di Modesto Scrofeo (c. 1523)
da ARCHIVIO STORICO ITALIANO, n° 636, anno CLXXI

La caccia alle streghe ha avuto un protagonista di primo piano oggi quasi dimenticato: il frate domenicano Modesto Scrofeo (o della Scrofa) da Vicenza, inquisitore di Como negli anni ’20 del ‘500, ossia nel momento in cui essa toccò il suo apice in diverse parti del versante meridionale dell’arco alpino. La vasta diocesi di Como fu il cuore della persecuzione di streghe e stregoni in terra italiana anche per opera di Scrofeo, il quale, forte del sostegno che papa Adriano VI gli aveva manifestato il 20 luglio del 1523 con il breve Dudum, uti nobis, processò per stregoneria nel corso di quell’anno diverse decine di persone in Valtellina, mandandone al rogo almeno sette. Tanto sapevamo di lui finora sulla base di fonti scarse, disperse e in parte contraddittorie, recentemente raccolte e ricomposte con la cura consueta da John Tedeschi in un ritratto che rimane comunque appena abbozzato. È ora possibile ricostruire più compiutamente la figura di fra modesto grazie ad un’opera segnalata dallo stesso Tedeschi : un Formularium pro exequendo Inquisitionis officio inedito e – che io sappia – mai studiato, noto in un solo esemplare manoscritto che è contenuto, insieme con altri scritti notevoli del domenicano, in un volume conservato alla Biblioteca Casanatense di Roma. Da questo piccolo corpus emerge con nettezza il profilo di un uomo determinato fino all’ossessione a sterminare le streghe e capace di dispiegare al servizio del suo obbiettivo una notevole conoscenza giuridica: tratto, quest’ultimo, non comune a quel tempo tra gli inquisitore italiani, che di solito avevano una formazione teologica più che giuridica. Il Formularium e un altro testo nel volume  della Casanatense, l’Apologia fratris Modesti Scrophei de Vincentia, sono anche una testimonianza preziosa dell’intensa caccia alle streghe che insanguinò la Valtellina tra l’estate e l’autunno del 1523 e suscitò aperte proteste contro l’operato  del tribunale della fede, ma è conosciuta molto frammentariamente a causa della perdita di gran parte degli atti processuali. Gli ultimi due testi del manoscritto, infine, la prediche Pro Societate Sancte Crucis e De maleficis puniendis, offrono uno scorcio piuttosto raro  del versante omiletico del lavoro dell’inquisitore e ne mostrano l’integrazione piena con quello giudiziario. Nell’insieme, anche un esame cursorio di tutti questi scritti  come quello che ho potuto compiere fino ad ora (e che prelude a uno studio complessivo) permette di collocare Modesto Scrofeo  in quella pattuglia di agguerriti  inquisitori domenicani che, ai primi del ‘500, unirono all’attivismo nella persecuzione della stregoneria la volontà di analizzare a tavolino quel che a loro appariva come il crimine nefando per antonomasia, e di approntare una strumentazione teologica e legale che sostenesse la crociata allora in corso per eliminarlo.
[…]

Nessun commento:

Posta un commento