venerdì 24 maggio 2013

E' dimostrato! Volare aiuta a vivere: seconda prova

LA FEDE TROVATA IN AEROPORTO
Il racconto della vita di Jonah Lynch e del suo accostarsi a Dio, grazie a una serie di attente e meditate letture…

«Avevo 15 anni, e con i miei genitori stavo tornando negli Stati Uniti. Prima del volo, cercavo un libro per accompagnare le lunghe ore del viaggio verso casa. Nell’edicola, piena di giornali, gialli e romanzi rosa, ho trovato il libro che avrebbe cambiato definitivamente la mia vita. La cassiera sorrideva quando le ho presentato I fratelli Karamazov. Non è roba da quindicenni, né da lettura distratta sui voli intercontinentali…».
Molti, come me, spalancheranno gli occhi di fronte a questa confessione autobiografica: un ragazzo quindicenne, per di più americano, che non un secolo fa, ma nel 1993 fa un intero viaggio tra Inghilterra e Stati Uniti affascinato da un’opera così ardua e alta.
Eppure, è da allora che Jonah Lynch, il ragazzo in questione, inizia un percorso di «decostruzione e ricostruzione» che lo conduce non solo a incontrare Dio in modo autentico, ma anche a diventare sacerdote (attualmente ha 35 anni ed è rettore del seminario della Fraternità S. Carlo a Roma). Il libro che ora scrive, accompagnato da una prefazione sbarazzina ma partecipe del comico Paolo Cevoli, è da un lato una sorta di rilettura personale di questa storia iniziata all’edicola dell’aeroporto di Heathrow e approdata alla meta romana e, d’altro lato, è un dialogo con tutti quei ragazzi che si trovano sul punto di partenza o si sono già inoltrati, con esiti dubbi e forse negativi, sul sentiero stretto  delle domande ultime di senso riguardo all’essere e all’esistere.
Là, naturalmente, il tema della fede s’incrocia con tante altre questioni che in questo libro vengono dipanate, nello sforzo di impedirne ogni dicotomia repulsiva, evitando così «la tentazione di scindere in due il mondo: da una parte il mondo della scienza e della razionalità, dall’altra il mondo della creazione e della fede». Per questo, il sottotitolo reca questa nota esplicativa: «Improvvisazione libera su Dio, la musica, la scienza e l’amore», ma anche sul dolore, sulla crisi, sulla morte, sulla Chiesa, su Cristo, sempre attingendo alla propria vicenda di giovane turbato e poi trasformato, col seme delle domande e con molti fiori di risposte. Dopo questo capitale dostoevskiano Lynch ha tetto molto altro e nelle sue pagine ammiccano le parole di Solzenicyn e di Claudel, di Tolkien e di Hugo, di Eliot e di Esopo e persino di Eraclito e dei nostri Pirandello e Buzzati.C’è anche la dolce e intensa storia del barbiere Jayber Crow dell’omonimo romanzo di Wendell Berry e del suo amore impossibile e supremo per Mattie. C’è la musica, certo, dei Doors, dei Moody Blues e dei Beatles, ma anche Dvorak con la sua celebre IX Sinfonia Dal Nuovo Mondo. Ma tutto questo intarsio di rimandi si colora dell’esperienza personale, un’avventura possibile anzi, secondo l’autore, auspicabile per tutti, perché essa conduce a non rinunciare a nulla, ma a trasfigurare tutto, a «cantare ogni cosa», come recita il libro.
[…]

Gianfranco Ravasi
La Domenica, Sole 24 ore, anno 149,
numero 115, pag. 34.

Nessun commento:

Posta un commento