DA SPINOZA A GROSSMAN QUESTO E’ L’UOMO
(intervista a GIANNI RIOTTA)
La prima domanda viene soavemente cassata all’istante. Come trova il tempo per leggere uno che fa il direttore del Tg1? Sembrava un’ovvia curiosità e invece deve proprio essere una scemenza sesquipedale, perché Gianni Riotta la demolisce. Procedendo dal personale al generale: dal privato al politico. Che sarebbero, par di capire dalla sua lettura dei libri e del mondo, la stessa cosa.
«Ho sempre letto lavorando. Di notte, la mattina presto, negli spostamenti, nei tempi morti che ci sono in tutte le produzioni giornalistiche. Come mi ha raccontato un collega, al Giornale di Sicilia quando chiudevano tardi tutti facevano una partita a carte, invece mio padre leggeva Pirandello. Oppure potrei citare il Daily Princetonian che mi ribattezzò ‘il professore volante’, quando facevo quattromila miglia ogni settimana fra Milano dove lavoravo e Princeton dove insegnavo. Ecco, i voli transoceanici sono perfetti per leggere almeno un libro. Per questo sono contrario all’uso dei telefonini in aeroplano: è bene che rimanga proibito. Comunque, noi immaginiamo che i classici leggessero beatamente chiusi in biblioteca, in pace e in silenzio. È falso. Cervantes è stato fatto schiavo dei pirati, Eschilo e Tolstoj hanno combattuto in guerra, Harriet Beecher Stowe ha scritto La capanna dello zio Tom di notte, quando i sette figli finalmente dormivano. La vita materiale degli antichi era durissima, molto peggiore della nostra, eppure leggevano senza lamentarsi. Noi siamo una generazione viziata, vile, pigra».
Che Ha avuto la fortuna di crescere in lungo periodo di pace.
«Dipende dai punti di vista. Spagnoli portoghesi e greci avevano la dittatura. Russi, polacchi eccetera vivevano in condizioni atroci: Brodskij entrava e usciva dalle galere solo perché scriveva poesie. Gli americani hanno combattuto svariate guerre. Il resto del mondo soffriva la fame. Possono rimpiangere i mitologici Anni Sessanta solo quei paesi fondatori della Comunità europea che, grazie agli americani, hanno goduto di un lungo periodo di pace e benessere».
Riproviamo: dove legge il giornalista transoceanico Riotta, lavoro a Saxa Rubra e famiglia a New York? Dove tiene i suoi libri?
«Le mie biblioteche sono tre. La prima, quella originaria, era a casa di mio padre a Palermo. Era un campo di battaglia. Lui diceva che gli rubavo i libri».
Era vero?
«Sì. Però con i primi soldi guadagnati glieli ricompravo. Rubai Pirandello e un’edizione storica dei Promessi sposi che però ho restituita. La seconda biblioteca è nella casa di mio fratello, in campagna vicino a Sutri: lì teniamo i libri di quando eravamo ragazzi. Nel mio studio a New York ne ho una sotterranea, ancora nelle casse, e una in formazione qui a Roma…».
Ho perso il conto, ma mi pare siano già più di tre.
«Quella a cui sono più affezionato è una donazione che cominciai a fare tanti anni fa a don Luigi Ciotti. Ormai sono migliaia di volumi, anche adesso qualche scatolone è in viaggio. E poi c’è la biblioteca mobile che feci al liceo con il mio professore di italiano e latino, Vincenzo Cannata: esiste ancora, chi vuole continua a prendere libri e potarne altri».
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Quali sono allora i libri di tutta la vita?
«L’Etica di Spinoza. Letto nel 1973, anzi dal 1973. Venne Giorgio Colli per un seminario. Io allora studiavo logica all’università (poi ho smesso perché non ero abbastanza intelligente) e, come fanno i ragazzi, lo abbordai tempestandolo di domande. Lui, un genio, invece di darmi un calcio nel sedere passò ore a spiegarmi. Come disse Bertrand Russell, ci sono filosofi più profondi ma nessuno è umano quanto Spinoza. Per lui, tu sei tutto, non c’è bene né male al di fuori di noi. È il filosofo del nostro tempo, ti chiama come persona a stare dentro il mondo: queste attuali discussioni fra fede e ragione lui le aveva già risolte, sostenendo che non c’è frattura fra Dio, mo e la natura. Era perfetto e quindi fu perseguitato, espulso dalla sinagoga, i cristiani gli tirarono sassi… L’Associazione dei filosofi disoccupati, alla quale fui iscritto per un anno dopo la laurea alla Columbia, è intitolata in suo onore I TORNITORI DI LENTI».
Ecco qui: nel 1673 Baruch Spinoza rifiutò un’incarico all’università di Heidelberg e visse modestamente, ma liberamente, costruendo lenti.
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Altri libri-montagna?
«Walter Benjamin. Altra vita costellata di insuccessi. Per i marxisti era un mistico, per i mistici era un marxista, invece era un genio del novecento. Poi, Wittgenstein. Filosofi dalla vita tormentata che però avevano il senso del dovere da compiere tutti i giorni, a prescindere dall’esito. Nei suoi meravigliosi diari, Viktor Klemperer ogni giorno annota, in piena persecuzione nazista, le piccole cose che faceva, oggi ho letto una pagina gi Goethe, oggi… Ecco, è l’idea fondamentale che puoi sempre fare qualcosa, che nessuno è mai completamente debole, neanche se è solo e con il lapis rotto. L’idea che i geni sono sempre stati umiliati e isolari, che Mozart era trattato come un maggiordomo un livrea, dà serenità».
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Letture recenti, invece?
«Learning to eat soup with a knife (imparare a mangiare la minestra col coltello) del colonnello John Nagl che raccoglie “lezioni di controguerriglia dalla Malesia al Vietnam”. E il Manuale da campo scritto da David Petraeus, comandante delle forze alleate in Iraq, sulla strategia per battere il terrorismo fondamentalista: il terrorismo non è il nemico ma il modo in cui il nemico combatte, e in guerra vince il modello culturale […]»
Altre letture importanti, negli ultimi tempi.
«Per me il maggiore scrittore del novecento è Vasilij Grossman. Vita e destino è stato un libro-rivelazione: verso la fine rallentavo la lettura, e leggendolo ho pianto spessissimo. È l’unico libro della letteratura occidentale che parla sia dei LAGER sia dei GULAG, e che soprattutto salda i due grandi filoni narrativi, quello el privato e quello del pubblico. Solo politici e giornalisti credono in questa scissione, la gente normale vive concatenate la vita personale e quella collettiva. Grossman è l’unico a capirlo: anche mentre cucini le uova sei nella storia»
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GIOVANNA ZUCCONI
Tuttolibri, sabato 30 giugno 2007