Ragazze di vita : viaggio nel mondo della prostituzione
Mirta Da Pra Pocchiesa
Roma : Editori riuniti, 1996
IX, 96 p. ; 20 cm
Si chiama Giovanni, ha 46 anni e lavora in una industria automobilistica. Sposato, con figli. Va «a prostitute» da anni. Inizialmente nel giro delle italiane, quelle «classiche», per strada. Ora, qualche volta, frequenta anche i luoghi delle straniere: sono belle, costano meno e, soprattutto, acconsentono di più a quello che lui chiede. Capiscono poco l'italiano però, e per lui che con le prostitute ama parlare, raccontare cosa avviene a casa, al lavoro, descrivendo il capo che lo stressa, la moglie che non è sempre disponibile o poco incline a nuove sperimentazioni sessuali, è un elemento di disagio, compensato dal fatto che le straniere lo assecondano di più per il rapporto orale, o per le fantasie che a volte lo prendono - non tante a dire il vero. Perché ama frequentare queste donne? Perché, con loro, comanda lui, decide lui che cosa si fa, si parla o si fa all'amore, e su come farlo: lui paga e di conseguenza ha diritto di essere accontentato. Di fatto, però, Giovanni ammette che è anche una sorta di «sfida», iniziata per trasgredire non sa a cosa ma a qualcosa, cerca le donne per strada e sa di rischiare che qualcuno lo veda e lo racconti alla moglie. Forse anche questo gli piace, lo eccita. Un'abitudine, un «vizio», una passione, come il calcio, a cui, tutto sommato - dice lui - l'uomo ha diritto. La prostituzione è sempre esistita, ha una sua funzione. Se la figlia facesse la prostituta? Se scoprisse che la moglie fa marchette per noia (visto che lui la lascia spesso sola) o per comprare un abito più bello? Guai! E poi perché dovrebbe farlo? Non le fa mancare nulla. E poi lei è sua moglie, e così come le figlie non vanno mischiate con «quelle donne», che agli uomini servono ma che devono essere tenute lontano, fuori dai circuiti di vita quotidiana. Quella che appare, che si vuole far apparire, naturalmente.
(...)
Mirella ha 42 anni, è sposata e ha una bimba di quindici anni. Vive in una piccola città di provincia. E in una città vicina si prostituisce, ormai da 20 anni. All'inizio saltuariamente. Poi, per alcuni anni, quando aveva la bimba piccola, ha sospeso. Ma i continui litigi col compagno, la mancanza di rispetto, le botte prese quando rincasava ubriaco, l'hanno fatta andare via, con la bimba, e ha ripreso e prostituirsi per mantenersi, per dare un futuro più sereno a Michela. Così non è stato, perlomeno non con lei. Una donna, sua vicina di casa, ha denunciato l'abbandono continuo della piccola lasciata, quando la madre «lavorava», con una baby sitter. I servizi sociali sono intervenuti, hanno «scoperto» il mestiere della madre e hanno disposto l'affido. Mirella ha protestato, ha pagato un legale per riavere la bambina. Nel frattempo si è sposata. La vita da sola, con tutte quelle difficoltà, era proprio difficile. Suo marito l'aveva conosciuto sulla strada. E l'ha lasciata continuare il suo «lavoro». Un contratto, di compagnia, ma anche di indipendenza. Mirella dice che le sta bene anche se sa che non può essere vero amore...ma forse, per quello che ne sa lei, non esiste, nella sua vita non l'ha mai incontrato. L'unico vero amore della sua vita è la figlia. Nel passato di Mirella un'infanzia passata negli istituti, i genitori erano separati. Per un po' stette con la nonna ma questa dopo poco morì. Ha provato, da adolescente, a vivere con i genitori, prima l'uno, poi l'altro, ma si sentiva un'ospite. Si erano ricostruiti una vita e lei non era prevista. Il compagno della madre, poi, le faceva delle avance e lei decise di andarsene, non ne voleva sapere. Cercò lavoro, in tanti posti. Per qualche mese fece la cameriera, ma sembrava che senza farsi mettere le mani addosso non fosse possibile stare in nessun posto, e per di più, per poche lire. Tanto valeva...Un'amica le parlò della facilità con cui si racimolavano soldi facendo «marchette». Tutto stava a farci il callo. Le prime volte sarebbero state difficili ma poi...Provò, pensava di non farcela, ma poi si abituò. I clienti, in fondo, erano tutti uguali: schifosi, ma pagavano. E tutto finiva in pochi minuti. E rimaneva il denaro, la possibilità di comprarsi cose, tante cose.
A distanza di anni Mirella si accontenta della casa, dei bei quadri alle pareti, inframezzati da ingrandimenti della figlia piccola, una parvenza di sicurezza con un marito scritto sui documenti e che, comunque almeno non la picchia. Per quanto riguarda la bambina, dopo anni di battaglie giudiziarie, l'ha vista una volta da lontano, coi genitori affidatari che potevano, se lei avesse acconsentito, diventare adottivi. Le parve serena, tranquilla. E decise di lasciarla dov'era, di dimostrarle così il suo amore, uscendo dalla sua vita. Tutte cose difficili da accettare. Mirella ci pensa spesso. La porta sempre nel cuore la sua Michela e spera solo che i suoi nuovi genitori sappiano spiegarle che se la sua mamma l'ha lasciate è stato perché «le voleva proprio bene».
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