martedì 24 maggio 2011

auguri

Lettere di fede e di amicizia ad Angelo Majo

Luigi Giussani

Immagini se tu non fossi nato, quale meravigliosa cosa
di meno ci sarebbe al mondo? Una meravigliosa
cosa che c’è perché è tutta un dono. Il compleanno
è il giorno in cui fisicamente si sente l’amore di Dio
che ci ha fatti, potendoci non fare: «prior dilexit
nos»: ci si sente «fatti», con stupore. È il giorno in cui
si adora nostro papà e nostra mamma: lo strumento
sensibile.

mercoledì 18 maggio 2011

religionando

CAPIRE LA RELIGIONE PER CAPIRE IL MONDO
Tony Blair
Vita e pensiero, n. 2, marzo/aprile 2011
€ 8,00

Molti si chiederanno il motivo per cui sia così importante studiare religione ed esaminare i suoi legami con la globalizzazione. Molti gestiranno imprese proprie, saranno eletti come funzionari o ricopriranno cariche di comando e responsabilità. Si può essere cattolici, protestanti o semplicemente agnostici. Ma al di là del credo personale si può essere efficaci senza una comprensione adeguata della religione nella sfera pubblica? Pensiamo alle notizie che ci arrivano da tutto il mondo. Il Medio Oriente per esempio. I recenti colloqui tra i funzionari pakistani e indiani volti a riprendere i negoziati di pace in seguito agli attentati di Mumbai. La formazione di un nuovo stato in Sudan. Le uccisioni di religiosi in Indonesia, nonostante questa nazione stia facendo dei passi avanti verso la tolleranza religiosa.
(...)
Ma naturalme l'evento principale delle ultime settimane è stato quello legato alle rivolte popolari in Tunisia, Egitto e altri paesi. Che non sono scoppiate per una motivazione di natura religiosa, ma nelle quali in ogni caso i partiti legati ai Fratelli Musulmani continueranno a giocare un ruolo. A favore del cambiamento queste forze potenti, secolari e religiose, che suscitano una domanda centrale: quale cambiamento stanno mettendo in atto? Nel XX secolo la domanda avrebbe avuto risposta facendo riferimento a idee di destra contrapposte a idee di sinistra (...). Sta invece prendendo forma un nuovo tipo di dibattito che ruota intorno all'immigrazione e al protezionismo, intorno a tematiche che coinvolgono la cultura e l'integrazione, al contempo più vigoroso e (potenzialmente) più esplosivo. Nel Medio Oriente, tale dibattito è volto a capire se l'Occidente rispetti o meno la religione dell'islam; e anche la disputa israelo-palestinese ne è coinvolta. In Europa si tratta di capire se il nostro tentativo di integrare le culture abbia avuto successo o sia stato un fallimento; e nella misura in cui vi sia la percezione del fallimento, la sfida risiede nel capire se la nostra "generazione" nel permettere l'immigrazione e incoraggiare il multiculturalismo sia stata abusata.
(...)
Ma se le circostanze del Medio Oriente possono definirsi uniche, la stessa necessità di comprendere l'importanza della religione si trova ovunque. In Cina - dove ci sono più musulmani che in Europa, più cattolici praticanti che in Italia e circa 100 milioni di buddisti - La fede modella molte vite. (...)
Il mio punto di vista è molto semplice. Ovunque voi guardiate, la religione assume un significato determinante. La fede motiva.

mercoledì 11 maggio 2011

la prima pietra

Ragazze di vita : viaggio nel mondo della prostituzione
Mirta Da Pra Pocchiesa
Roma : Editori riuniti, 1996
IX, 96 p. ; 20 cm


Si chiama Giovanni, ha 46 anni e lavora in una industria automobilistica. Sposato, con figli. Va «a prostitute» da anni. Inizialmente nel giro delle italiane, quelle «classiche», per strada. Ora, qualche volta, frequenta anche i luoghi delle straniere: sono belle, costano meno e, soprattutto, acconsentono di più a quello che lui chiede. Capiscono poco l'italiano però, e per lui che con le prostitute ama parlare, raccontare cosa avviene a casa, al lavoro, descrivendo il capo che lo stressa, la moglie che non è sempre disponibile o poco incline a nuove sperimentazioni sessuali, è un elemento di disagio, compensato dal fatto che le straniere lo assecondano di più per il rapporto orale, o per le fantasie che a volte lo prendono - non tante a dire il vero. Perché ama frequentare queste donne? Perché, con loro, comanda lui, decide lui che cosa si fa, si parla o si fa all'amore, e su come farlo: lui paga e di conseguenza ha diritto di essere accontentato. Di fatto, però, Giovanni ammette che è anche una sorta di «sfida», iniziata per trasgredire non sa a cosa ma a qualcosa, cerca le donne per strada e sa di rischiare che qualcuno lo veda e lo racconti alla moglie. Forse anche questo gli piace, lo eccita. Un'abitudine, un «vizio», una passione, come il calcio, a cui, tutto sommato - dice lui - l'uomo ha diritto. La prostituzione è sempre esistita, ha una sua funzione. Se la figlia facesse la prostituta? Se scoprisse che la moglie fa marchette per noia (visto che lui la lascia spesso sola) o per comprare un abito più bello? Guai! E poi perché dovrebbe farlo? Non le fa mancare nulla. E poi lei è sua moglie, e così come le figlie non vanno mischiate con «quelle donne», che agli uomini servono ma che devono essere tenute lontano, fuori dai circuiti di vita quotidiana. Quella che appare, che si vuole far apparire, naturalmente.
(...)
Mirella ha 42 anni, è sposata e ha una bimba di quindici anni. Vive in una piccola città di provincia. E in una città vicina si prostituisce, ormai da 20 anni. All'inizio saltuariamente. Poi, per alcuni anni, quando aveva la bimba piccola, ha sospeso. Ma i continui litigi  col compagno, la mancanza di rispetto, le botte prese quando rincasava ubriaco, l'hanno fatta andare via, con la bimba, e ha ripreso e prostituirsi per mantenersi, per dare un futuro più sereno a Michela. Così non è stato, perlomeno non con lei. Una donna, sua vicina di casa, ha denunciato l'abbandono continuo della piccola lasciata, quando la madre «lavorava», con una baby sitter. I servizi sociali sono intervenuti, hanno «scoperto» il mestiere della madre e hanno disposto l'affido. Mirella ha protestato, ha pagato un legale per riavere la bambina. Nel frattempo si è sposata. La vita da sola, con tutte quelle difficoltà, era proprio difficile. Suo marito l'aveva conosciuto sulla strada. E l'ha lasciata continuare il suo «lavoro». Un contratto, di compagnia, ma anche di indipendenza. Mirella dice che le sta bene anche se sa che non può essere vero amore...ma forse, per quello che ne sa lei, non esiste, nella sua vita non l'ha mai incontrato. L'unico vero amore della sua vita è la figlia. Nel passato di Mirella un'infanzia passata negli istituti, i genitori erano separati. Per un po' stette con la nonna ma questa dopo poco morì. Ha provato, da adolescente, a vivere con i genitori, prima l'uno, poi l'altro, ma si sentiva un'ospite. Si erano ricostruiti una vita e lei non era prevista. Il compagno della madre, poi, le faceva delle avance e lei decise di andarsene, non ne voleva sapere. Cercò lavoro, in tanti posti. Per qualche mese fece la cameriera, ma sembrava che senza farsi mettere le mani addosso non fosse possibile stare in nessun posto, e per di più, per poche lire. Tanto valeva...Un'amica le parlò della facilità con cui si racimolavano soldi facendo «marchette». Tutto stava a farci il callo. Le prime volte sarebbero state difficili ma poi...Provò, pensava di non farcela, ma poi si abituò. I clienti, in fondo, erano tutti uguali: schifosi, ma pagavano. E tutto finiva in pochi minuti. E rimaneva il denaro, la possibilità di comprarsi cose, tante cose.
A distanza di anni Mirella si accontenta della casa, dei bei quadri alle pareti, inframezzati da ingrandimenti della figlia piccola, una parvenza di sicurezza con un marito scritto sui documenti e che, comunque almeno non la picchia. Per quanto riguarda la bambina, dopo anni di battaglie giudiziarie, l'ha vista una volta da lontano, coi genitori affidatari che potevano, se lei avesse acconsentito, diventare adottivi. Le parve serena, tranquilla. E decise di lasciarla dov'era, di dimostrarle così il suo amore, uscendo dalla sua vita. Tutte cose difficili da accettare. Mirella ci pensa spesso. La porta sempre nel cuore la sua Michela e spera solo che i suoi nuovi genitori sappiano spiegarle che se la sua mamma l'ha lasciate è stato  perché «le voleva proprio bene».

venerdì 6 maggio 2011

semplicemente

SOLZENICYN ALEKSANDR J. (1918)

La preghiera

Com'è facile vivere con Te, Signore!
Com'è facile credere in Te!
Quando il mio intelletto confuso
si ritira o viene meno,
quando gli uomini più intelligenti non vedono al di là di questa sera
e non sanno che fare domani,
Tu mi concedi la chiara certezza
che esisti e ti preoccupi
perché non vengano sbarrate tutte le vie che portano al bene.
Sulla cresta della gloria terrena
io mi volto indietro stupito a guardare la strada percorsa
dalla disperazione a questo punto
donde fu dato a me comunicare
all'Umanità un riflesso, dei tuoi raggi.
Dammi quanto m'è necessario
perché continui a rifletterli.
E per quello che non riesco a fare,
so che Tu hai destinato
altri a compierlo.

mercoledì 4 maggio 2011

storia di ordinaria certezza

Miloslav Vlk : da lavavetri a cardinale
Sara Regina
Cinisello Balsamo : San Paolo,  1998
136 p. ; 21 cm

Praga, gennaio 1980.
In una via del centro, sul marciapiede reso scivoloso dalla neve, un uomo sulla cinquantina, in berretto e giubbotto, è intento a pulire la vetrina di un negozio. Con movimenti sempre uguali, dall'alto verso il basso, fa scorrere sul vetro lo spazzolone, poi lo risciacqua nel secchio. I passanti infreddoliti sfiorano, quasi senza vederlo, il lavavetri intento al suo lavoro. A un certo punto, un uomo incrocia per un istante il suo sguardo, poi gira l'angolo. Poco dopo, finita la vetrina, l'operaio raccoglie i suoi arnesi e si avvia nella stessa direzione.
In fondo a un vicolo cieco, al riparo da sguardi indiscreti, i due si intrattengono per qualche minuto in quella che sembra una conversazione confidenziale. Intanto non perdono d'occhio la strada: guai se un agente della polizia segreta si accorgesse di quello che sta succedendo. Perché quel vicolo è un confessionale; il passante è un cristiano venuto in cerca del suo padre spirituale; e il lavavetri che ora si allontana, secchio e spazzolone in spalla, è un sacerdote al quale le autorità hanno proibito di esercitare pubblicamente il ministero. Nei registri della società di pulizie «Uklid» risulta come l'operaio Vlk. Miloslav Vlk, che un giorno sarà il cardinale arcivescovo di Praga.
(...)
«Privati di tutto, abbiamo scoperto che cos'era davvero importante per noi: essere comunità vera»
(...)
«Il comunismo ha sacrificato l'individuo in nome del collettivismo. L'Occidente ha distrutto la comunione in nome dell'individualismo. Né il collettivismo né l'individualismo sono la soluzione».


martedì 3 maggio 2011

perchè "CHE"

Che Guevara : utopia e rivoluzione
Cormier, Jean
Torino : Universale Electa/Gallimard, 1996

160 p. : ill. ; 18 cm

Luna di miele in Messico
La sera del 26 giugno 1954, nella baraonda di una città dilaniata, in un paese cosciente di essere di fronte a una svolta di potere e di orientamento politico, Ernesto propone a Hilda di diventare sua moglie. Non è la prima volta, ma ora Hilda sembra sul punto di lasciarsi convincere. Saranno poi gli imprevisti della vita da militanti a determinare il loro destino. Prima fermata e messa in prigione come rivoluzionaria dal nuovo potere insediatosi, poi liberata, poi di nuovo arrestata, Hilda viene infine espatriata in Messico! I due fidanzati si ritroveranno a Città del Messico, dove Ernesto si guadagna da vivere come fotografo insieme a Julio Càceres, soprannominato el Patojo, un giovane rivoluzionario guatemalteco conosciuto in treno.
A Città del Messico, Ernesto viene chiamato el Che, per la sua abitudine di iniziare e terminare le frasi che pronuncia con l'interiezione che, vezzo tipico degli argentini. Lavora anche all'ospedale come volontario tutte le mattine. A tempo perso, scrive un opuscolo, La missione del medico in America Latina. Anche se il suo destino non è ancora definitivamente segnato - spera tra le altre cose di ottenere una borsa di studio a Parigi - è verso Cuba che vanno tutti i suoi pensieri.
Come ai bei vecchi tempi di Città del Guatemala, la banda si ricostituisce, composta da Ernesto e Hilda, da rifugiati cubani, tra i quali Nico Lopez. Nell'attesa della liberazione di Fidel e di suo fratello Raul, si parla di Cuba. Si sogna di Cuba.