sabato 24 dicembre 2016

Natale 2016

Mistero del Natale
Nessuna festa come questa, che da duemila anni coinvolge la cristianità, va estendendo via via il suo fascino anche nelle aree non cristiane, nonostante il consumismo ne stia distruggendo il significato affettivo e soprattutto spirituale, derubandola dal suo valore simbolico.
Ogni anno ci ritroviamo a celebrare a livello collettivo un rito antico, che riaccende sulla terra luci e speranze, proprio nel periodo in cui le tenebre sono più lunghe. Ogni anno rinnoviamo gesti, che conosciamo dall’infanzia, mentre prepariamo il presepio o accendiamo le candeline dell’albero, prima come figli, poi per i figli e infine per i figli dei figli.
E anche chi è solo, nella notte di Natale, si sente coinvolto in un evento che abbraccia tutti, perché parla in maniera misteriosa a tutta l’umanità.
Ma perché questa festa continua, nonostante il consumismo la stia inquinando e banalizzando, a turbare in qualche modo il nostro cuore spesso inaridito dall’indifferenza, dallo scetticismo, dalla superficialità, dal cinismo?
Al di là del significato storico, che la cristianità attribuisce al Natale, al di là del ricordo di un Salvatore, venuto sulla terra per redimerla duemila anni fa, questa festa continua a coinvolgerci probabilmente perché ha radici profonde, che evocano dimensioni dimenticate e parla un linguaggio, di cui abbiamo smarrito l’alfabeto, ma di cui la nostra anima conserva ancora qualche eco.


Anna Maria Finotti

IL MITO DEL NATALE


venerdì 23 dicembre 2016

sappiamo sperare?

Capita a tutti di fare l’esperienza di momenti in cui la speranza sembra spegnersi. Non si sa sperare per sé, non si sa sperare per gli altri.
Abbiamo un senso di incapacità, di limite; non sappiamo vedere, non sappiamo decidere; non osiamo credere nell’efficacia del nostro lavoro. Oppure abbiamo l’impressione di non trovare una risposta alle nostre esigenze da parte di chi dovrebbe rispondere, di non trovare possibilità di incontro, di comprensione e di collaborazione.
Per alcuni tutto questo è questione di temperamento; una spina che si porta nel cuore, forse persino dagli anni giovanili. Altre volte si tratta di stati d’animo passeggeri, di condizioni di salute. Non raramente, soprattutto per certe categorie, o in certe circostanze, sono i fatti stessi che smontano la speranza.
In ogni caso ne segue scoraggiamento, cioè non si sente più coraggio, o si sente meno coraggio, per andare incontro alle difficoltà […].
Ma non sempre è così. Anzi rimane sempre inestinguibile […] uno sfondo di speranza. Spesso, nonostante tutto, la speranza è viva, rifiorisce continuamente […].
Quanti motivi di stanchezza, di delusione, di debolezza, di sconforto avrebbero dovuto turbare Maria e Giuseppe: le fatiche del viaggio verso Betlemme, i rifiuti degli uomini, il fatto che nessuno si interessasse, si accorgesse di loro, di Gesù; le apprensioni, le ansie comuni ad ogni madre, a tutti i genitori, specie quando non hanno né potenza né potenza né ricchezza. Apprensioni che saranno confermate da Simeone nel tempio, quando questo venerando vecchio annuncerà tribolazioni a Maria. E a un certo momento non si tratterà più soltanto del fatto che gli uomini non conoscano, non accolgano Gesù, ma ci sarà il tentativo di Erode di stroncare la vita di questo bimbo che gli dà ombra.
Ma non mancano le ragioni di conforto, che, anche da un punto di vista umano, conservano, nell’animo dei componenti la famiglia di Gesù, speranza e fortezza […] La presenza di Gesù è la presenza di una piccola, inerme, fragile creatura, esposta a tutte le pene, a tutte le violenze, a tutte le delusioni; ma insieme è la presenza di Dio: Egli è il «Dio con noi»
[…]
Il nome di Gesù vuol dire: Dio salva, Dio dà la salvezza. Ma la parola italiana salvezza non esprime forse tutta la ricchezza del contenuto: Dio non dà solo salvezza dal male, dal peccato, dalla perdizione, ma dà la ricchezza della sua vitalità e della sua pace, e con questo mette gli uomini nella condizione di vivere e vivendo di lodare Dio.


Emilio Guano
Natale tra disperazione e speranza