È l’aurora. Le onde sembrano mustacchi bianchi, deflagrano contro la riva. La caletta di sabbia a Leuca ha riverberi azzurri e rosacei. Le colline trapuntate di ville feudali sono a strapiombo sulla baia, qui il mare sembra aver guadagnato terra.
Ed è lì, la signora dei nascondigli, in una torretta di pietra in cui le madame si facevano il bagno lontane da occhi importuni e plebei, nell’armatura di selce a pochi metri dalla battigia.
Una donna sola che prega i suoi spettri.
Ha la linea della mandibola serrata, due spigoli netti, piccole rughe attorno agli occhi, fessure oscure di chi non ha dormito. Capelli neri raccolti morbidi all’indietro e trattenuti da fermagli invisibili. È in ginocchio con la naturalezza di un fachiro. Le giunture affondano nella sabbia bagnata. Si nasconde, si concentra per ascoltarli, e per conoscere il loro lontano dispaccio celeste.
Per Minì era il luogo ideale per incontrarsi con i suoi antenati; c’era il mare che tuonava nella pietra, nessuna la poteva vedere e nessuno poteva sentirla parlare da sola.
TERNITTI
Mario Desiati

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