«Bambina mia, nella nostra patria avevamo una casa bellissima, vicino alla chiesa e poco lontano dal mare. Ricordatelo, quella è la nostra terra, non qui».
Avevo sette anni e ascoltavo distratta quelle parole un po’ strane di mia nonna paterna Eratò. “Qui” era Salonicco, in Grecia, la città d’origine dei miei genitori, dove trascorrevo le vacanze estive. La “patria” evocata era invece Ordu, in Turchia, un luogo che con quel nome bizzarro mi sembrava partorito dalla fantasia della nonna.
All’epoca, facevo fatica a conciliare la mia doppia identità di bambina nata e cresciuta a Como, in Italia, da genitori greci. Figuriamoci se c’era spazio per una terza terra d’origine, sperduta chissà dove, sulle rive del Mar Nero.
Con l’età adulta e con l’aiuto dei libri di storia, ho preso coscienza di discendere, per via paterna, dai greci del Ponto […]. Mi sono resa conto che essere qui, oggi, a raccontare questa storia non è così scontato. La metà di questa antichissima comunità greca è stata massacrata fra il 1914 e il 1921 dai turchi e i superstiti sono stati costretti ad andarsene con quanto potevano portare in mano, lasciando le loro case […].
«Per anni, ai profughi è stata imposta una “perdita della memoria” da parte dello Stato greco», commenta Vlassis Agtzidis, storico ed esperto delle vicende dei greci del Ponto. «[…] Si è tornati a parlare liberamente di quanto è accaduto solo negli anni Ottanta».
Negli ultimi decenni, i greci del Ponto hanno cominciato a compiere viaggi della memoria in terra turca. Mia zia Elpida, nel 2010, è stata a Ordu. Quarant’anni dopo il racconto di nonna Eratò, ho finalmente visto in fotografia la casa di cui mi aveva parlato, abitata da una famiglia turca.
[…]
Molti greci del Ponto, in quel lontano 1923, scelsero di non partire. Tra patria e religione, scelsero la terra e si convertirono all’islam.
[…]
Sono trascorsi quasi cent’anni, ma i loro discendenti conservano il ricordo della doppia identità: cittadini turchi, greci nel cuore e nelle tradizioni. Non più cristiani, purtroppo: questa era la condizione non trasgredibile per restare. Ma c’è chi ipotizza anche una presenza di cristiani nascosti.
[…]
È tempo che anche la Turchia riconosca alle sue minoranze il diritto di esistere, senza nascondersi.
Quel genocidio dimenticato
Maria Tatsos in



