Per alcuni la letteratura è un ponte che unisce l’infanzia alla morte. Mentre questa genera angoscia, quella evoca nostalgia. Più la nostalgia è profonda e la paura totale, e più la parola e l’immagine guadagnano in purezza e in ricchezza.
Ma per me lo scrivere è piuttosto una matzevà, un invisibile pietra tombale, eretta alla memoria dei morti senza sepoltura. Ogni parola corrisponde a un volto, a una preghiera, avendo l’uno bisogno dell’altra per non cadere nell’oblio.
L’EBREO ERRANTE
Elie Wiesel

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