mercoledì 2 settembre 2015

quando il BUIO

Era l’unico uomo a bordo (eccettuato me, ma io non potevo rinunciare alla mia libertà di movimenti) che ancora potesse dare affidamento con la sua forza muscolare. Fui sul punto di dirgli di mettersi alla ruota, ma, ricordando il terribile pericolo che lo minacciava dentro il petto, esitai. Nella mia ignoranza di cose fisiologiche, credevo che avrebbe potuto morir sul colpo per la sola agitazione di un momento un po’ critico.
Mentre quel timore angoscioso mi tratteneva le parole sulla punta della lingua, Ransome indietreggiò di due passi, e scomparve.
Provai allora un senso di smarrimento, come se un appoggio mi fosse improvvisamente mancato. Uscii anch’io dal cerchio di luce nelle tenebre che mi si paravano dinnanzi come un muro. Mi ci immersi con un passo. Tale doveva essere l’oscurità precedente la creazione. Le tenebre si richiusero dietro di me. Sapevo di essere invisibile al timoniere. E pure io non potevo veder nulla. Egli era solo, io ero solo, ognuno, dovunque stesse, era perfettamente solo. E ogni forma era pure scomparsa: alberi, vele, accessori, murate, - ogni cosa era radicata nella terribile uniformità di quella notte assoluta.



LA LINEA D’OMBRA
Joseph Conrad

©RL


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