Ippolit, che verso la fine della dissertazione di Lebedev si era improvvisamente addormentato sul divano, si svegliò di colpo, come se qualcuno lo avesse urtato, si sollevò, si guardò intorno e impallidì; volse lo sguardo in giro con aria spaventata; ma il suo volto manifestò quasi terrore quando ebbe riacquistato la sua lucidità e si fu ricordato di tutto.
«Che cosa succede, se ne stanno andando? È finito? È tutto finito? Il sole è sorto?» chiese, allarmato, afferrando la mano del principe. «Che ora è? Dio mio: l’ora! Ho dormito troppo. Ho dormito molto?» soggiunse con un’aria quasi disperata, come se, non svegliandosi in tempo, avesse perso qualcosa da cui in un certo senso dipendeva tutto il suo destino.
«Avete dormito sette o otto minuti» rispose Evgenij Pavlovic.
Ippolit lo guardò angosciato e rifletté per qualche istante. «Ma… soltanto?! Questo significa che io…»
E, con avidità, fece un respiro profondo come se si fosse levato di dosso una pena terribile. Si rese conto finalmente che nulla “era finito”, che l’alba non era ancora spuntata, che gli ospiti si erano alzati da tavola unicamente per lo spuntino e che erano terminate solo le chiacchiere di Lebedev. Sorrise e sulle sue guance comparve, sotto forma di due macchie accese, un rossore da tisico.
«Ma voi avete persino contato i minuti, mentre dormivo, Evgenij Pavlovic» riprese con tono beffardo. «È tutta la sera che non mi togliete gli occhi di dosso, me ne sono accorto… Eh! Rogozin! L’ho visto in sogno adesso» bisbigliò al principe, accigliandosi e indicando col capo Rogozin che se ne stava seduto al tavolo. «Ah, sì» disse all’improvviso, cambiando di nuovo discorso «dov’è l’oratore, dov’è Lebedev? Dunque Lebedev ha terminato? Di cosa ha parlato? È vero, principe, che una volta avete detto che il mondo verrà salvato dalla “bellezza”? Signori» gridò a tutti ad alta voce «il principe sostiene che il mondo verrà salvato dalla bellezza! Io sono convinto che gli vengano in mente pensieri così gioiosi perché è innamorato. Signori, il principe è innamorato; poco fa, non appena è entrato, me ne sono convinto. Non arrossite, principe, altrimenti proverò compassione per voi. Quale tipo di bellezza salverà il mondo? Me lo ha riferito Kolja… voi siete un cristiano fervente? Kolja dice che voi stesso vi definite tale.»
Il principe lo guardò con attenzione e non gli rispose.
Dostoevskij
L’IDIOTA
Parte III capitolo V


