Stava per cominciare a pensare a quello, e all’infossatura inondata di amarezza che aveva nel cuore, quando quella donna straniera lo stupì aprendo il libro e porgendoglielo.
Lo aveva aperto in corrispondenza di una pagina che mostrava lo schizzo di una figura dalle sembianze umane che si stringeva il petto. Se per il dolore o per la passione, Taban non riuscì a stabilirlo. Era un disegno semplice, ma fu come cibo per gli affamati. Lui avrebbe voluto fissarlo, studiarne ogni linea, vedere come era stato realizzato.
Ma, troppo rapidamente, lei ritrasse il volume e lo aprì su un’altra pagina e cominciò a leggere, con la mano posata sul collo. E mentre il ragazzo la osservava, seguendo l’andamento della sua voce, cominciò a capire che per lei i libri significavano quello che i suoi disegni significavano per lui.
Erano (si sforzò di tradurlo in parole nella sua mente) un’evasione - no, di più – un’espressione del bisogno di staccarsi dalla propria limitatezza per unirsi all’Essere-dalle-cento-gambe, ai raggi del sole.
Masha Hamilton

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