mercoledì 24 dicembre 2014

auguri

Misha era un orsacchiotto di peluche. Aveva le piante dei piedi in velluto rosso, due bottoncini da stivaletto per occhi e un naso di fiocchi di lana.
Apparteneva ad una bambina capricciosa, che a volte lo colmava di coccole e a volte lo sbatteva di malagrazia sul pavimento prendendolo per le delicate orecchie di stoffa.
Così, un bel giorno, Misha prese la più grande decisione della sua vita: scappare. Approfittò della confusione dei giorni che precedevano il Natale, infilò la porta e si riprese la libertà.
Se ne andò nella neve battendo i tacchi, felice come non era mai stato. In ogni angolo faceva scoperte meravigliose: gli alberi, gli insetti, gli uccelli, le stelle. Misha sgranava gli occhi: era tutto così incredibilmente bello.
Venne la sera di Natale, quella in cui tutte le creature sono invitate a fare una buona azione. Misha sentì i sonagli di una slitta. Era una Renna che correva tirando una slitta carica di pacchetti avvolti in carta colorata.
La Renna vide l'orsacchiotto, si fermò e gli spiegò, con molta cortesia che sostituiva Babbo Natale, il quale era troppo vecchio e malandato e con tutta quella neve non poteva andare in giro a piedi.
La Renna invitò Misha a salire.
E così Misha cominciò a girare città e paesi sulla slitta magica di Babbo Natale. Era proprio lui che deponeva in ogni camino un giocattolo o un regalino confezionato apposta. Si divertiva, era pieno di gioia. Se fosse rimasto il piccolo saggio giocattolo, avrebbe mai conosciuto una simile notte?
Ed ecco che si arrivò all'ultima casa: una povera capanna ai margini del bosco. Misha cacciò la mano nel gran sacco, cercò, frugò: non c'era più niente!
"Renna, o Renna! Non c'è più niente nel tuo sacco!".
"Oh!" gemette la Renna.
Nella capanna viveva un ragazzino ammalato. L'indomani, svegliandosi, avrebbe visto le sue scarpe vuote davanti al camino? La Renna guardò Misha coi suoi begli occhi profondi.
Allora Misha sospirò, abbracciò con un colpo d'occhio la campagna dove gli piaceva tanto gironzolare tutto solo e, alzando le spalle, mettendo avanti una zampa dopo l'altra, uno due, uno due, per fare la sua buona azione di Natale, entrò nella capanna, si rannicchiò in una scarpa e aspettò il mattino.

venerdì 5 dicembre 2014

Esiste davvero

Stava per cominciare a pensare a quello, e all’infossatura inondata di amarezza che aveva nel cuore, quando quella donna straniera lo stupì aprendo il libro e porgendoglielo.
Lo aveva aperto in corrispondenza di una pagina che mostrava lo schizzo di una figura dalle sembianze umane che si stringeva il petto. Se per il dolore o per la passione, Taban non riuscì a stabilirlo. Era un disegno semplice, ma fu come cibo per gli affamati. Lui avrebbe voluto fissarlo, studiarne ogni linea, vedere come era stato realizzato.
Ma, troppo rapidamente, lei ritrasse il volume e lo aprì su un’altra pagina e cominciò a leggere, con la mano posata sul collo. E mentre il ragazzo la osservava, seguendo l’andamento della sua voce, cominciò a capire che per lei i libri significavano quello che i suoi disegni significavano per lui.
Erano (si sforzò di tradurlo in parole nella sua mente) un’evasione - no, di più – un’espressione del bisogno di staccarsi dalla propria limitatezza per unirsi all’Essere-dalle-cento-gambe, ai raggi del sole.


LA BIBLIOTECA SUL CAMMELLO
Masha Hamilton