mercoledì 26 marzo 2014

il romanzo e la realtà quotidiana

Un bel mattino di luglio papà, suo malgrado, era uscito da un pezzo per andare alla Ghiacciaia mentre mamma, come al solito, in prefettura. Mi ritrovai solo, libero come Médor, il mio gatto. Nonostante fossi passato a pelo in seconda ginnasio, avevo acquisito il diritto di restare a letto il mercoledì che, diciamocelo, non era un buon giorno per il mercato. Dovevano essere le nove e mezza, quel mercoledì, Médor faceva le fusa ai piedi di un lenzuolo che copriva i miei piedi quando una delle sue orecchie si mise a fremere al suono stridente del campanello. DRRRRiiiiiiiiiinnnnnn DRRRiiiiiiiiiinnnnnn, squillo che avrebbe fatto sbraitare Sofinco fino alla morte. Leggevo una biografia di Cehov. Amavo le biografie. erano come manuali di istruzioni per l'uso per diventare ciò che si definisce un artista o, più volgarmente, un grand'uomo. Il genere biografico permette di fare sogni accessibili poiché sono già stati realizzati. Questo mi rassicurava. Immaginavo dunque di essere l'utore de La Signora col cagnolino quando il campanello risuonò facendo schizzare Médor tra le tende. Scesi in mutande e con una vecchia maglietta con su scritto 'Nucleare no grazie'.
"Buongiorno giovanotto: Yves Jégoult, ufficiale giudiziario o se preferisce funzionario del Ministero della Giustizia". Inutile dire che non preferivo nessuno dei due.
[...]
Vivemmo nella casa vuota per qualche settimana. Médor sembrava disorientato. Un vicino ci prestò la televisione. Sentii mio padre diventare un candidato al suicidio.Ebbe di quelle crisi addominali comunemente chiamate coliche. L'angoscia del pignoramento gli torceva le budella e lo spaventava a morte, Non aveva tanto fegato. Camminava di sghimbescio. Ah, torrpenn: rompiscatole (o rompicapo). Talvolta, la sera, sfinito, si addormentava tra una cucchiaiata e l'altra di minestra. Aveva lo sguardo vuoto del cocchiere.

FRUTTA & VERDURA
 
Anthony Palou


martedì 25 marzo 2014

le pieghe nei libri

Non si arrabbia. Non è terrorizzato.
Tutto cambia e nulla cambia, gli pare sia un detto di qualche saggio. Un saggio orientale, forse tibetano. Per una sciocca associazione di idee gli viene in mente Mo Yan, i suoi bellissimi romanzi, poi Tzu alle prese con Hemingway (chissà se gli piace), infine si ferma a pensare alle pighe nei libri. Anche quel vizio scomparirà, finiranno le barricate tra chi non ammette le "orecchie" e chi invece ne ha fatto una regola. Annusare il libro appena preso, infilarci il naso dentro. Sentire frusciare le pagine fra le dita. Scagliarlo contro qualcuno.
"Non puoi lanciarmi Kafka! E' immortale"
Schiacciare un insetto fastidioso con un libro. Appoggiarci una birra sopra.
"Be', almeno come sottobicchiere è utile!"
Scrivere una dedica impiegandoci un'ora. Appuntarsi un numero di telefono. Una frase. Un nome.
Trovare libri vecchi con sottolineature di chhissà chi. Aprirne uno e veder scivolare via, a terra, una pagina che non ha retto allo scorrere del tempo. Leggere solo quella pagina. Rimetterla al suo posto, posizionare il libro con delicatezza tra altri due, magari robusti, così che gli stiano vicino e lo sorreggano. Addormentarsi con un libro sul petto. Infilarne uno nella buca delle lettere di un amico.
Leggere un libro al bar, non curandosi troppo del vino che gli è caduto sopra. Si asciugherà.
Ettore tocca la spalla del libraio.
"C'è un cliente."

LA LIBRERIA DELL'ARMADILLO
 
Alberto Schiavone