Esther (meglio conosciuta come Etty) Hillesum, di cui ricorre il centenario dalla nascita (Middelburg, 15 gennaio 1914), ha progressivamente ottenuto considerazione nello spazio pubblico a motivo della sua vicenda personale. Il ricordo di questa donna ebreo olandese, morta probabilmente il 30 novembre 1943 nel campo di concentramento di Auschwitz, viene tramandato da lei stessa, attraverso il racconto degli ultimi due anni della sua vita, contenuto in un Diario, composto da 11 quaderni (di cui uno smarrito), 79 Lettere sinora ritrovate, da lei inviate a persone di sua conoscenza e altre
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Gli inizi della sua vicenda umana non furono contraddistinti da nessuna attenzione particolare. Se Marguerite Yourcenar, a cui Etty può essere accostata per la comune sensibilità nel guardare la realtà con occhio limpido e profondo, auspicava che ogni nascita dovesse essere «quella di un bambino atteso con amore e rispetto, che porta in sé la speranza del mondo», quella della Hillesum fu un origine segnata da un contesto familiare oggettivamente compromesso e faticoso. «In questa famiglia è come se qualcosa rosicchiasse senza sosta la mia vitalità, e a lungo andare qui io diventerei una zia acida, dimenticando completamente di essere in realtà una creatura tanto gioiosa e comunicativa» (D 146).
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Il padre Levie (Louis), professore di lingue classiche e poi preside di ginnasio, era un ebreo non praticante, fortemente integrato nel contesto olandese. Ebbe molti problemi di relazione con gli studenti, e anche nello svolgere il suo ruolo paterno all’interno della famiglia.
La moglie di Louis Hillesum, Rebecca (Riva) Bernstein, era nata in Russia ed emigrata ad Amsterdam a motivo del pogrom del 18 febbraio 1907, assieme alla famiglia di origine. Riva morì col marito ad Auschwitz nel 1943, poco prima della figlia.
Dalla madre, Etty ereditò con decisa consapevolezza il sentimento di essere radicata nel popolo e nella cultura russi. Riva era una donna molto estroversa, impegnata, caotica nell’organizzazione della vita familiare, dominava la scena domestica. Della madre, Etty scrive: «Non è una donna qualunque». E prosegue: «Il tragico è questo: qui giace un capitale di talento e valore umano, sia nella mamma che in papà, ma inutilizzato, o perlomeno non investito al meglio; qui si va sempre a sbattere contro problemi irrisolti e repentini cambiamenti di umore; è una situazione caotica e triste che si rispecchia nell’andamento disordinato della casa» (D 136). Con il padre, e soprattutto con la madre, Etty ebbe un rapporto conflittuale, che trovò pacificazione più per il cambiamento interiore della figlia durante gli ultimi due anni di vita che per quello dei genitori.
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Il contesto familiare compromesso, in cui e contro cui Etty si trovò a crescere, fu lo sfondo su cui si stagliò una vicenda personale appassionante, che la portò a diventare «una ragazza straordinaria», con una storia gustosa e affascinante. «Continuiamo a crescere, viviamo di nuovo tutte le sorgenti e non solo di quelle della passione e la vita è buona e bella, anche se fredda» (D 405).
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UN RITRATTO DI ETTY HILLESUM
A CENT’ANNI DALLA NASCITA
di Gabriele Semino
in La civiltà cattolica, n° 3626, 2014
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