mercoledì 27 aprile 2011

Era simpatico!

"TRATTATO SULLA TOLLERANZA"
Voltaire
Colognola ai Colli (VR) : Demetra, 1999
4,65 €


"Vediamo ora se Gesù Cristo ha stabilito leggi sanguinarie e ha ordinato l'intolleranza; se ha istituito i carnefici degli autodafé.
Non ci sono, se non sbaglio, che pochi passi del Vangelo da cui lo spirito di persecuzione abbia potuto ricavare che sono legittime l'intolleranza, la costrizione. Uno è la parabola nella quale il regno dei cieli è paragonato ad un re che invita alle nozze del figlio; questo monarca fa dir loro dai servitori: 'Ho ucciso i miei buoi e i mie polli; tutto è pronto, venite alle nozze'.
Senza tener conto dell'invito, gli uni tornano alle loro case di campagna, gli altri ai loro affari, altri ancora oltraggiano i domestici del Re e li uccidono. Il Re fa marciare le sue truppe contro questi assassini e distrugge le loro città; manda poi sulle strade servitori a invitare alla festa tutti coloro che trovano: uno di questi, essendosi seduto a tavola senza aver indossato la veste nuziale, è messo in catene e gettato nelle tenebre.
E' chiaro che, poichè questa allegoria riguarda solo il regno dei cieli, nessuno ne deve dedurre il diritto di strangolare e di gettare in carcere il vicino che sia venuto a pranzo da lui senza aver indossato un conveniente abito nuziale: non conosco nella storia alcun principe che abbia fatto impiccare un cortigiano per un simile motivo. Non si deve neppure temere che, quando l'imperatore, dopo aver ucciso i suoi polli, manderà i paggi ai principi dell'impero per invitarli a pranzo, questi principi uccideranno i paggi. L'invito al banchetto significa la predicazione della salvezza; l'uccisione degli inviati del principe rappresenta la persecuzione contro coloro che predicano la salvezza e la virtù."

martedì 26 aprile 2011

Il primo volo, tutto d'un fiato!

"MI DIMETTO DA MADRE"
Mirella Cini
Montespertoli : M.I.R., 2000
 124 pag.
€ 8,20

Mi capita fra le mani questo libro, fra molti mi da da pensare...
no, non ci si può proprio dimettere da madre!!!
Ma di cosa parla?
Una volta aperto non sono riuscita a chiuderlo che alla fine!!!
Vorrei riportarlo qui tutto intero ... ma che dire, non è possibile!!!

"E' necessario che faccia il parto cesareo perché ho gli anticorpi; ho l'RH negativo e il prof. Alamanni dice che questo è l'unico sistema per salvare il bambino.
(...) Sono tranquilla perchè con i bambini a casa c'è mia madre; sono di otto mesi ma il bambino è molto grosso e ha molte, dice il professore, anzi, tutte le probabilità di vivere. Quando mi sveglio ho tubi dappertutto e sto malissimo, ma devo guarire in fretta. Gianni è all'ospedalino Mayer, non l'ho visto neppure per un minuto ed ho una voglia matta di stringerlo tra le mie braccia. Pesa 3 chili e 350; non è male!
Non so poi cosa succede, i medici corrono presso il mio letto, mi parlano, li sento ma non ho la forza di rispondere. Non sento più nessun dolore, anzi sono serena, non mi spaventa neppure la voce che dice: 'Ha avuto una brutta emorragia, ma abbiamo messo subito la flebo, anche se è stato diffile trovare il suo gruppo sanguigno'. (...) Non ho domandato cosa era successo e nessuno me lo ha spiegato.
Mando il mio latte a Gianni che è fuori pericolo. Sono buona come una santa, perchè voglio andare prima possibile dal mio bambino; ho chiesto di portarmi in ambulanza, ma mi hanno detto che non è possibile. Cosa darei per vedere il mio piccolo solo per un attimo; non vedo neppure i miei figli Marco e Sabrina da troppi giorni.
Esco dall'ospedale dopo 10 giorni. Riccardo non vuole portarmi subito al Mayer, perchè sono troppo debole, non riesco a fargli cambiare idea e mi prende la paura.
Vedo Gianni soltanto il 20; lo guardo dal vetro. Le infermiere dicono che i bambini sono in ritardo con il mangiare, perchè loro sono troppo poche. Riccardo è strano, mi impedisce di parlare con il medico. Gianni non apre gli occhi, vorrei prenderlo in braccio ma non è assolutamente possibile. Ho una paura terribile; è così piccolo, rerpira così piano; ha una voglia sul labbro superiore, se ne avrà voglia, quando sarà grande, la faremo levare. Il giorno dopo Riccardo non vuole portarmi all'ospedale; anche mia madre insiste perché mi riposi; sono così seri e non rispondono alle mie domande. Non hanno risposto neppure in seguito. Alle una di notte squilla il telefono; Riccardo risponde e poi mi dice  di continuare a dormire. Voglio sapere, risponde vagamente; lo presso così tanto che alla fine mi dice che Gianni ha qualche problema, ma che lui va da solo all'ospedale. Lo devo minacciare di prendere un taxi o di chiamare i carabinieri, alla fine mi porta all'ospedale. Anche qui devo insistere per prendere il mio bambino in braccio; un infermiera, dopo un attimo, fa per togliermelo; ha paura che mi insudici il mio bel soprabito verde. Basta una mia occhiata di belva ferita per farla desistere e farla allontanare.
Cullo il mio bambino; è ancora caldo; gli do in pochi attimi tutto l'amore e la disperazione che mi fa scoppiare il cuore, so che lui mi sente; lui è mio...
Mi allontano da mio marito, lo odio a morte, lui sapeva e non mi ha dato la possibilità di stare con il mio bambino in braccio quando era ancora vivo; non lo perdonerò mai. (...) Ho pianto disperatamente Gianni per 22 anni, finchè il 09-09-91 è nata Micole, la figlia di Mara, con quindici giorni di anticipo, e pesava esattamente 3 chili e trecentocinquanta...
Grazie Gianni, ora sei accanto a me con amore infinito e dolore un pò meno atroce. Per il tuo compleanno, mi basta guardare Micole per sapere che tu sei con noi.

(...)

I miei temi prendono sempre 8; quelli di Vittorio sempre 4. Lui, quando c'è la consegna, senza una parola prende il mio tema, lo legge e me lo restituisce dicendo che fa schifo; nel frattempo io ho letto il suo; ha ragione, i suoi temi sono straordinari, appunto fuori dalla norma, così splendidi che forse potrebbero essere apprezzati tra 100 anni almeno. (...) Mi vergogno dei mie temi banali e scoloriti, ma io non so fare di meglio; mi vergogno dei miei 8. A Natale, Vittorio mi porta a casa sua per studiare, poi mi accompagna in cucina da sua madre; abbiamo fatto solo una grande confusione e sarà solo di Vittorio il lavoro e il merito per l'opera dell'inferno.
Le presentazioni sono piene di imbarazzo, sono la prima ragazza con cui Vittorio fa sul serio; lui è accanto a me e mi tocca leggermente la vita per rassicurarmi.
Andiamo poi di corsa a ballare dal nostro amico Traversini; la lampade vengono svitate, Vittorio è accanto a me e mi stringe forte, forte sul suo cuore; lui è accanto a me ed io mi faccio stringere e baciare.
Il '61 è pieno di gite, quella per esempio dell'Eclisse di sole; aspetto Vittorio, quando l'autobus arriva a Padule e non lo vedo, credo che si sia nascosto, invece non c'è proprio; sua madre non gli ha dato i soldi perché va male a scuola; Vittorio continua a rifiutarsi di studiare quelle cretinate che lui chiama caz....
Il giorno prima mi ha portato all'anfiteatro romano; mi ha stretta forte forte e mi ha detto teneramente: "Domani, scugnizzo, staremo tutto il giorno insieme; ti bacerò fino a farti svenire al buio, stretta a me, non sentirai neppure freddo; con me non ti sentirai mai più sola. Lo racconteremo ai nostri figli, anche quando saremo vecchi e loro ci prenderanno in giro, perché io ti bacerò e ti toccherò tutta, sempre, anche davanti a loro. Non mi stancherò mai di toccarti; non arrossire, allora saremo sposati ed avremo il permesso del prete e del sindaco, come tu vuoi...Ricordatelo sempre, io sarò sempre accanto a te".
So che Vittorio ci è corso tutto il giorno dietro in autostop, senza riuscire a raggiungerci. La gita ha perso tutto il suo splendore ed io ricordo il freddo terribile che ho sentito quando il sole si è oscurato a Cingoli.
La stessa cosa succede per la gita a Torino, per il centenario del regno d'Italia; anche questa volta sono premiata per i miei voti e Vittorio castigato per la stessa ragione.
A Torino all'Upim gli compero una cravatta a righe; riderà come un matto dicendo che non se la metterà mai, che è orribile; invece la metterà in tutte le occasioni, come se avesse solo quella. Solo mio fratello Andrea sorride quando gli presento il mio ragazzo ad un ballo a Padule; mia madre continua a rinfacciarmi Luciano e dice che con Vittorio non avrò nessuna possibilità; nessuno crede in lui e tutti si meravigliano che questa perla che sono io, possa stare con un tipo così. Nessuno ha mai cambiato idea su di lui; io continuo a pensare che fosse nato con 100 anni di anticipo!
Un giorno, uscendo dall'hotel San Marco, andando incontro a Vittorio, non mi accorgo che dietro a me c'è mia madre; gli si avventa addosso dicendogli cose irripetibili e aggiungendo:" Che tu possa morire di cancro...".
Ho un buco nella memoria, non ricordo i momenti tra quella scena orribile ed il nostro arrivo ai giardinetti, dove, sconvolta, sono tra le braccia di Vittorio che è tutto graffiato. Non una parola all'indirizzo di mia madre, mi dice solo che quando ci fidanzeremo ufficialmente, lo faremo a casa sua, che non verrà mai a casa mia, dove c'è mia madre.
Una volta mia madre ci ha sorpreso in piazza Grande, i soliti insulti urlati e poi è corsa a chiamare mio fratello Carlo. Vittorio mi ha preso per mano e siamo scappati ai giardini pensili, vicino al palazzo ducale di Federico da Montefeltro. Il mio ragazzo mi ha tenuta abbracciata, stretta stretta finchè ho smesso di tremare; i suoi baci erano unici e irripetibili...
Una mattina, di domenica, non trovo Vittorio all'appuntamento; la mamma poi dice che lo ha visto abbracciato con due ragazze sul Corso; il babbo cerca di consolarmi; Andrea e Carlo non ci sono, Rosa lavora nel negozio di parrucchiera.
Il lunedì Vittorio non è a scuola, il Traversini mi dice che lo hanno portato all'ospedale la domenica e mi porta a trovarlo. Vittorio, con un buffo cappellino in testa, appena mi vede, si tuffa sotto le coperte, c'è anche la sua nonna che mi guarda storto. (...)
Sono tornata da Vittorio tutti i giorni, con il permesso delle suore che per fortuna non ascoltavano mia madre. Quando arrivano i medici, Vittorio mi diceva di nascondermi in bagno; non voleva che andassi mai via. Aveva avuto una colica di reni e non capivo perché lo tenessero così tanto in ospedale.
L'anno scolastico prosegue tra baci e litigate; non mi riesce in nessun modo, convincere Vittorio, che se non si convince a studiare quelle cretinate, lo bocciano un'altra volta. Arriva puntuale la bocciatura, lui strafottente come sempre e menefreghista; ma ho saputo che ha pianto con sua nonna. A me dice: "Tu dovresti vergognarti come una rubagalline, per la tua promozione!".
Il mio ragazzo diventa sempre più cattivo ed un giorno mi domanda chi è stato il primo uomo; rispondo Adamo, ma lui non è soddisfatto, intendeva il mio primo uomo ed aggiunge che neppure sua madre crede che in due anni di fidanzamento, Luciano ed io siamo stati a raccontarci barzellette.
Dopo questi complimenti, Vittorio sparisce fino all'inizio del nuovo anno scolastico; sua madre ha affittato un appartamento al mare per tutta l'estate. (...)
Vittorio torna dal mare a settembre, mi presenta suo fratello Momo; scorrazziamo per Gubbio felici, lui dice a tutti che siamo fratelli e sorella. Credo che Momo mi voglia bene proprio come una sorella, come io voglio bene a lui, ma Vittorio si mette in testa che suo fratello mi ami e che io non possa non amarlo; non riuscirò mai a convincerlo del contrario. Vittorio ha avuto da sua madre, la soffitta tutta per sè e la trasforma in sala da ballo. Non mi invita per l'inaugurazione, perchè dice che quello è un posto non adatto alle brave bambine come me che non si fanno sfiorare neppure la punta dei capezzoli. Mi invita suo fratello e salgo con lui; Vittorio ha fatto delle cose straordinarie, tutto da solo, compresa l'illuminazione da discoteca; per me è davvero un genio, sa fare di tutto, spesso accomoda anche la mia bicicletta.
Oggi fa l'idiota, sta corteggiando tutte; questo si ripeterà poi moltissime volte e Momo mi sarà sempre accanto. Ballo con il fratellino, è alto credo più di un metro e ottanta, come Vittorio, e lui mi dice che il rosso è proprio uno stupido e una carogna a trattarmi in questo modo. Ho voglia di piangere e per non farmi vedere, lo prego di portarmi fuori. Ci fermiamo sulle scale, siamo appoggiati al davanzale della finestra, quando si sente la voce di Vittorio che dice: "Ehi fratello, mi vuoi rubare la ragazza?"
Mi prende per mano, mi conduce a ballare, dondoliamo dolcemente insieme, la musica è fantastica ed il dolore scompare, mentre una voce sta cantando:"oh mio piccolo fior..." fino alla prossima crudele cattiveria.

Con Vittorio siamo litigati, sempre per la stessa ragione. (...) Aspettiamo, tutta la classe, che ci venga a prendere l'autobus, in piazza per andare a S. Ubaldo per la cena di fine anno con i professori. Arriva Vittorio e mi dice: "Vedi, Mirella, quando noi abbiamo litigato, tu mi odii e non mi rivolgi la parola, come quando hai buttato via il mio anello a serpentello, il primo che ti avevo regalato, perché eri arrabbiatissima o quando non volevi rendermi l'anello con l'ametista, anche se ci eravamo lasciati. Io, invece, ti amo sempre, anche quando non posso fare a meno di farti soffrire; ti guardo e ho voglia soltanto di toccarti e di dormire insieme a te". Sono così felice ed emozionata che rinuncio alla cena e stiamo insieme fino a mezzanotte. E' l'unica volta che passiamo tante ore di buio insieme; e sono molto felice di averlo fatto; questo almeno l'ho fatto. (...)
Ai giardinetti, per la prima volta di notte, ogni tanto passava una vecchina che scuoteva la testa scandalizzata in silenzio o biascicando qualche cosa. Vittorio a voce alta diceva: "Ehi signora, questa è mia moglie e la bacio quanto mi pare!" poi le faceva le linguacce. Mi ha tenuta tra le sue braccia per ore  raccontandomi la nostra prima notte di nozze: mi avrebbe presa in braccio, per portarmi nella nostra casa, a Firenze naturalmente, poi quando tutti avrebbero pensato pensieri lascivi saremmo scivolati via di casa, avremmo passeggiato per i Lungarni tutta la notte, dicendo a tutti quelli che incontravamo che eravamo sposati e che quindi ci potevamo baciare quanto volevamo. (...)
Un'altra giornata unica è stata quella prima di Natale, Dio com'è stato quel 1961!
Vittorio era ritornato dal collegio di Assisi senza dirmi niente, per farmi una sorpresa. Ho un abbassamento di voce e lui approfitta per parlare senza essere interrotto.
Mi guida sul monte, fino alla grotta di Sant'Agnese, non c'ero mai stata.
Mi mette seduta dentro un rientro naturale, prendendomi tra le sue braccia, mi tiene le mani, mi dice che si rende conto che è spesso crudele con me, ma non ne può fare a meno, è così geloso che vorrebbe che nessuno mi guardasse.
Asciuga le mie lacrime con i suoi baci e mi dice che mi amerà tutta la vita; ma attenzione, con lui sarò sempre tra l'incudine e il martello.
Dice, con uno sguardo strano che lui mi sarà vicino per sempre, ma che se dovesse morire, io dovrò fare per lui tutte le cose che abbiamo progettato insieme all'uomo che lui mi manderà. Vorrei farlo tacere ma non è possibile. Mi da 10 lire e mi dice di metterle in una fessura alla mia sinistra, mi fa giurare di tornare a prenderle anche senza di lui. Non capisco la sua crudeltà, ma faccio quello che mi chiede. Tornerò alla grotta solo dopo 24 anni, con Sansone, il mio cano, e le ritroverò.

Sono a Gubbio (1985) sul Colle del beato Ubaldo.
Mi sono messa seduta come quel giorno di dicembre di tanti anni fa, quando Vittorio era con me ed io non pensavo che la sua malattia lo potesse portare alla morte; no, non avevo mai creduto che avrei vissuto senza di lui, senza quegli occhi verde unico, senza quei riccioli rossi, senza quelle braccia che mi racchiudevano nel suo paradiso... Ecco, senza guardare allungo la mano sinistra e stringo le 10 lire...
Non aveva ancora 20 anni Vittorio... aveva scritto su di un libriccino, che io avevo letto di nascosto, spazzolando la sua giacca all'ospedale: "Morirò in una bellissima mattina di sole...".
Sua madre mi aveva consolato quando era morto il mio ragazzo; lei aveva consolato me, parlandomi del grande amore che suo figlio aveva per me. L'ho ammirata ed ho provato anche una grande rabbia verso di lei, verso la sua religione che la portava ad accettare, senza riserve il volere di Dio.
Oggi ancora io mi ribello al volere di Dio, che mi ha tolto il mio ragazzo; non urlo e non impreco più come allora, ma sento la grandezza della sua ingiustizia e della sua crudeltà. Vengo via dalla grotta, con un pensiero nuovo; là ho trovato un altro Vittorio e me lo porto con me, lo porterò sempre vicino a me con amore a con dolcezza.
Per un attimo sento la sua voce beffarda che dice