Se poi hai sete, ti portano su un vassoio una bella bibita gelata, un’aranciata, una limonata, dentro un bicchiere di cristallo in cui i blocchetti di ghiaccio del frigidaire, a rimescolarli, fanno un rumore allegro che da solo ti rinfresca. Ma in casa dei poveri le cose vanno diversamente. Col primo giorno di caldo, l’afa entra nelle tue stanzette affogate e non se ne va più via. Vuoi bere ma dal rubinetto, in cucina, viene giù un’acqua calda che pare brodo. In casa non ti puoi più muovere: sembra che ogni cosa, mobili, vestiti, utensili, si sia gonfiata e ti caschi addosso. Tutti stanno in maniche di camicia, ma le camicie sono sudate e puzzano. Se chiudi le finestre, soffochi perché l’aria della notte non ce l’ha fatta ad entrare in quelle due 0 tre stanze dove dormono sei persone; se le apri, il sole t’inonda e ti pare d’essere in strada e tutto sa di metallo bollente, di sudore e di polvere. Col caldo, anche i caratteri si scaldano, voglio dire diventano litigiosi: ma il ricco, se gli gira, prende e se ne va in fondo all’appartamento, tre stanze più in là; i poveri, invece, rimangono davanti ai piatti uniti e ai bicchieri sporchi, naso a naso; oppure debbono andar via di casa. Basta, uno di quei giorni, dopo aver fatto una buona litigata con tutta la famiglia e cioè con mia moglie perché la minestra era salata e bollente, con mio cognato perché prendeva le parti di mia moglie e secondo me non ne aveva il diritto essendo disoccupato e a mio carico, con mia cognata perché mi difendeva e questo mi dava fastidio perché sapevo che lo faceva per civetteria essendo innamorata di me, con mia madre perché cercava di calmarmi, con mio padre perché protestava che voleva mangiare in pace, e perfino con la bambina perché era scoppiata in pianto, tutto ad un tratto mi alzai, presi la giubba dalla seggiola, dissi con semplicità : «Sapete che nuova c’è? Mi avete seccato tutti... arrivederci a ottobre, col fresco » [...]
«Scherzi del caldo», il racconto neorealista e surreale di Alberto Moravia nei sobborghi di Roma, apparso sul «Corriere della Sera» il 2 luglio di sessantasei anni fa
ripubblicato mercoledì 27 luglio 2016

