Viviamo
in un mondo in cui le idee, le istituzioni, gli stili artistici e le formule
per la produzione e la vita circolano tra società e civiltà molto differenti
per radici storiche e tradizionali. Per fare due esempi, la democrazia
parlamentare è migrata dall’Inghilterra all’India e la pratica della
disobbedienza civile non violenta si è spostata dal suo contesto originario –
le pratiche di Gandhi – in molti altri luoghi: tra l’altro nel movimento per i
diritti civili guidato da Martin Luther King, a Manila nel 1983 e, ultima
tappa, nelle rivoluzioni di velluto o arancioni dei nostri giorni.
Tuttavia,
queste idee e forme non si limitano a cambiare sede come se fossero dei blocchi
solidi; in ogni trasferimento vengono infatti modificate, reinterpretate e ricevono
un nuovo orientamento e significato. Da questa commistione può sorgere una
terribile confusione allorché cerchiamo di seguirne i passaggi e comprenderli.
Una
possibile fonte di confusione può risiedere nell’eccesso di serietà con cui ci
concentriamo sulle parole: anche se il nome può essere lo stesso, la realtà
sarà spesso differente.
Questo è
senza dubbio vero per la parola «secolare». La «secolarizzazione» è in genere
concepita come un processo che può verificarsi ovunque – e che per alcuni si
sta effettivamente realizzando ovunque – e i regimi secolari (o laicisti) come
un’opzione accessibile a ogni paese, a prescindere se sia o non sia stata
adottata di fatto. E certamente queste parole saltano fuori dappertutto. Ma
significano davvero la stessa cosa? Non esistono, piuttosto, delle differenze
sottili che possono complicare maledettamente i dibattiti interculturali?
Personalmente
penso che tali sfumature esistano e che ostacolino la nostra comprensione. Il
rischio è o di infilarsi in un dialogo tra sordi oppure sottovalutare le
differenze e giungere a conclusioni profondamente sbagliate perché troppo
frettolose e sommarie. Una cosa del genere accade, per esempio, quando le
persone sostengono che, poiché il «secolare» è una vecchia categoria della cultura
cristiana, e siccome l’islam non sembra disporre di una categoria
corrispondente, e nemmeno di nozioni come la distinzione tra Chiesa e Stato, allora le società islamiche non possono
adottare dei regimi secolari o laici. Ovviamente, anche se non saranno copie
identiche di quelle emerse all’interno della cristianità, non si può escludere
che l’idea migrare in modi più inventivi e immaginativi.
[…]
Esiste
perciò un significato ovvio di «secolarizzazione», risalente a molti secoli fa,
precisamente al periodo posteriore alla Riforma protestante, quando alcune
funzioni, proprietà, istituzioni vennero sottratte al controllo della Chiesa e
trasferite ai laici. La «secolarizzazione» consisteva in questo passaggio da
una sfera all’altra.
[…]
Charles Taylor
Incanto e disincanto
EDB