mercoledì 20 maggio 2015

«Esistono gli angeli?»

Esistono gli angeli? E, se si, sono come li dipinge il nostro immaginario? Esseri alati e asessuati, quintessenza della purezza e dell’innocenza? La Bibbia ci presenta diverse tipologie di angeli: da dove nasce la necessità di dare vita a questa figura? E come si è passati dall’angelo in forma umana che si presenta ad Abramo alle querce di Mamre agli esseri tetramorfi della visione di Ezechiele? Quale elaborazione teologica si cela dietro questo sviluppo? E quali fattori esterni lo hanno influenzato?
[…]
Gli incontri tra gli esseri umani e gli angeli non hanno nulla di soprannaturale e spesso il messaggero non viene subito riconosciuto: non è il suo aspetto a fare di lui il messo di Dio bensì il suo messaggio.


Antonella Varcasia
PROTESTANTESIMO

Vol. 70 : 1, 2015

martedì 19 maggio 2015

«INCANTO E DISINCANTO»

Viviamo in un mondo in cui le idee, le istituzioni, gli stili artistici e le formule per la produzione e la vita circolano tra società e civiltà molto differenti per radici storiche e tradizionali. Per fare due esempi, la democrazia parlamentare è migrata dall’Inghilterra all’India e la pratica della disobbedienza civile non violenta si è spostata dal suo contesto originario – le pratiche di Gandhi – in molti altri luoghi: tra l’altro nel movimento per i diritti civili guidato da Martin Luther King, a Manila nel 1983 e, ultima tappa, nelle rivoluzioni di velluto o arancioni dei nostri giorni.
Tuttavia, queste idee e forme non si limitano a cambiare sede come se fossero dei blocchi solidi; in ogni trasferimento vengono infatti modificate, reinterpretate e ricevono un nuovo orientamento e significato. Da questa commistione può sorgere una terribile confusione allorché cerchiamo di seguirne i passaggi e comprenderli.

Una possibile fonte di confusione può risiedere nell’eccesso di serietà con cui ci concentriamo sulle parole: anche se il nome può essere lo stesso, la realtà sarà spesso differente.
Questo è senza dubbio vero per la parola «secolare». La «secolarizzazione» è in genere concepita come un processo che può verificarsi ovunque – e che per alcuni si sta effettivamente realizzando ovunque – e i regimi secolari (o laicisti) come un’opzione accessibile a ogni paese, a prescindere se sia o non sia stata adottata di fatto. E certamente queste parole saltano fuori dappertutto. Ma significano davvero la stessa cosa? Non esistono, piuttosto, delle differenze sottili che possono complicare maledettamente i dibattiti interculturali?
Personalmente penso che tali sfumature esistano e che ostacolino la nostra comprensione. Il rischio è o di infilarsi in un dialogo tra sordi oppure sottovalutare le differenze e giungere a conclusioni profondamente sbagliate perché troppo frettolose e sommarie. Una cosa del genere accade, per esempio, quando le persone sostengono che, poiché il «secolare» è una vecchia categoria della cultura cristiana, e siccome l’islam non sembra disporre di una categoria corrispondente, e nemmeno di nozioni come la distinzione tra Chiesa e Stato, allora le società islamiche non possono adottare dei regimi secolari o laici. Ovviamente, anche se non saranno copie identiche di quelle emerse all’interno della cristianità, non si può escludere che l’idea migrare in modi più inventivi e immaginativi.
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Esiste perciò un significato ovvio di «secolarizzazione», risalente a molti secoli fa, precisamente al periodo posteriore alla Riforma protestante, quando alcune funzioni, proprietà, istituzioni vennero sottratte al controllo della Chiesa e trasferite ai laici. La «secolarizzazione» consisteva in questo passaggio da una sfera all’altra.
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Charles Taylor
Incanto e disincanto

EDB