Uno dei primi frutti della perestrojka della fine degli anni ottanta è stato la riabilitazione di alcuni importanti esponenti del mondo politico, culturale, scientifico ed ecclesiale russo, precedentemente condannati a scomparire a causa della loro incompatibilità con l’ufficiale ideologia marxista del governo sovietico. Tra essi occupa un posto del tutto particolare Pavel Aleksandrvic Florenskij, oggi riscoperto come uno dei massimi pensatori cristiani del Novecento.
Quelli che lo hanno conosciuto personalmente parlano di lui come di un uomo dotato di un misterioso fascino con cui s’imponeva quasi naturalmente, senza volerlo, a chi gli stava accanto. Molti dei suoi contemporanei provavano l’impressione di avere a che fare con una persona dalle eccezionali qualità umane, intellettuali e spirituali. Tuttavia aveva un aspetto esteriore e un comportamento che sembravano voler produrre un effetto del tutto contrario: l’aria di una segreta ombrosità, leggermente curvo, timido, con gli occhi sempre abbassati, parlava silenziosamente con flebile voce.
Ciò che affascina della sua persona è senz’altro il genio. Un genio straordinario, determinato dalle sue particolari qualità intellettuali, dai suoi vasti interessi e dall’alta competenza interdisciplinare che gli permetteva di lavorare con molta audacia come matematico, fisico, chimico, teologo, filologo, filosofo, storico delle religioni, poeta, conoscitore e teologo dell’arte. Non a caso si parlava di lui, tra i suoi amici ed estimatori, come di un Leonardo da Vinci, di un Platone o di un Pascal russo.
Florenskij, comunque, affascina anche per la sua singolare esperienza di vita, caratterizzata da un’inquieta e tenace ricerca del senso dell’esistenza. Fin da bambino sente - in una maniera del tutto insolita – un’irresistibile attrazione per la natura, percependo dietro ogni fenomeno la maestosa presenza dell’Infinito e intravedendo un’unità mistica del tutto. E anche se nel periodo dell’adolescenza viene invaso da un bruciante desiderio, accompagnato dalla frenetica attività dello studio, di conoscere e spiegare scientificamente il funzionamento del «meccanismo» interno della natura, egli non si chiude nel guscio di chi pensa di aver già capito il «mistero» della vita: ha il coraggio di riconoscere di essersi accostato solo al punto di partenza di una lunga stradadi ricerca non tanto intellettuale quanto, prima di tutto, spirituale, verso la conoscenza della Verità e del Senso.
Gli anni di studio all’Università di Mosca ne sono testimonianza. Rifiutando il positivismo e le idee nichiliste del materialismo e soggettivismo razionalista, Florenskij va in cerca di maestri di «ampio respiro».
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Un’importante svolta si verifica quando, non appagato dalla sua convinzione, puramente intellettuale e filosofica, relativa all’esistenza di Dio, decide di testimoniare la fede come membro della Chiesa ortodossa russa. Una scelta che suscita stupore nei suoi amici e compagni d’università, per niente attratti dal formalismo religioso e dalla sterilità sociale, culturale e intellettuale della Chiesa del tempo.
Florenskij s’innamora della tradizione antica e dei Padri della Chiesa e dei tesori sapienziali della Sacra Scrittura, si lascia catturare dall’intenso clima spirituale delle lunghe celebrazioni della liturgia bizantina, studia con fervore la teologia ortodossa, divenendo sempre più sicuro dell’amore paterno e misericordioso di Dio e, allo stesso tempo, sempre più persuaso che il cristianesimo non è altro che la chiamata a diventare fratelli in Cristo, figli di un unico Padre.
La scoperta della Chiesa, concretizzata nella decisione di mettersi al suo servizio come sacerdote, cambia la vita del giovane Pavel, così come la cambia radicalmente il matrimonio con Anna e la nascita di cinque figli. Florenskij si dedica con particolare affetto alla famiglia, scoprendo che la vita familiare è fatta di momenti e gioie semplici che costituiscono i luoghi rivelatori della presenza di Dio.
Gli ultimi anni di vita di Florenskij sono una continua testimonianza della sua fedeltà alla strada intrapresa. Una strada certo non comoda, ma piena di difficoltà, soprattutto quando nel 1917, con la rivoluzione di ottobre, inizia in Russia la persecuzione dei cristiani […].
1937 – Viene fucilato, assieme agli altri cinquecento detenuti del lager di Solovki
PAVEL A. FLORENSKIJ
INVITO ALLA LETTURA DI LUBOMIR ZAK
